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Premessa sui Volti

La fotografia spiritica è un tema rimasto fino a tempi recentissimi quasi completamente al di fuori dell’analisi storica. Il crescente numero di contributi prodotti negli ultimi anni, soprattutto in ambiente anglofono e francofono, non è però stato sempre accompagnato dalla serietà dell’analisi.

Pierre Apraxine e Sophie Schmit si propongono proprio di mettere in ordine, per così dire, fra gli studi della fotografia spiritista. I due studiosi, distinguono tra approccio estetico, in cui vengono enfatizzate le qualità artistiche di queste immagini e i rapporti con le avanguardie; approccio fideistico (“believer’s approach”), per cui queste fotografie sono intese come “prove” che aiutano a valutare la possibilità o meno di un fenomeno occulto; e approccio storico, che si colloca a ridosso di due campi di studio già delineati, la storia della fotografia e la storia dell’occulto.

 Le prime esperienze di fotografia spiritica sono fatte risalire alle vicende dell’americano William Howard Mumler (1832-1884), che nel 1861 attira l’attenzione dei circoli spiritisti con immagini derivate evidentemente da doppia esposizione, presentate come fotografie di fantasmi. Nel caso di Mumler sono presenti già alcuni degli elementi che caratterizzeranno le produzioni fotografiche legate all’occultismo anche molto posteriori: la pratica dell’esposizione multipla; l’accento posto sia dai medium che dagli scettici sul controllo delle lastre fotografiche; la presenza indiscutibile della componente economica (Mumler fissò da subito la sua parcella a dieci dollari a “seduta”, a prescindere dal risultato); la presenza di un medium, spesso una donna, che con le sue facoltà permette la buona riuscita dei tentativi fotografici e viene a rappresentare una sorta di analogo della lastra fotografica (nel caso di Mumler, la moglie lo assiste durante le sedute ed è dotata della capacità di vedere lo spirito durante lo scatto, prima che questo appaia sulla lastra); infine, la nascita di lunghe controversie in ambiente scientifico e giudiziario che mettono in discussione la credibilità di queste immagini – Mumler dovette subire un processo per frode nel 1869, che si concluse con l’assoluzione del fotografo.

Il periodo forse più interessante, e sicuramente più studiato, della fotografia spiritista è quello che va dall’ultimo decennio dell’Ottocento all’inizio degli anni venti del Novecento. In questa fase, infatti, la proliferazione in chiave occultista di una “fotografia dell’invisibile” si accompagna in maniera sempre più evidente a un’élite culturale e scientifica che si dimostra disponibile a discutere, e in certi casi ad abbracciare, le teorie sull’esistenza di spiriti o fluidi vitali. Contemporaneamente, inoltre, la fotografia dell’occulto intrattiene dei rapporti con le scoperte e le invenzioni dell’epoca in campo sia scientifico che tecnologico: la scoperta dei raggi X, le ricerche sull’ipnosi e sulle malattie nervose, l’invenzione del cinema e i primi sviluppi del montaggio e dei “trucchi” cinematografici alla Méliès. Come afferma Andreas Fischer nel saggio dedicato al celebre “Crewe Circe” del fotografo-medium William Hope, le cui immagini, com’è noto, attirarono l’attenzione dello scrittore Arthur Conan Doyle, la credenza sulla possibilità di ottenere attraverso la fotografia una prova tangibile di fenomeni provenienti dall’aldilà non è mai scomparsa, e anzi persiste oggi nella rete internet “in una scala di molto più grande rispetto a qualunque cosa descritta in questo volume” (p. 78). Si direbbe, dunque, che i legami tra la fotografia e l’occultismo siano per così dire una caratteristica specifica del mezzo, o meglio della fiducia accordata fin dai primordi alle sue potenzialità euristiche; e che, accanto alla storia già ampiamente percorsa della diffusione di massa della pratica fotografica, sia possibile ricostruire la “massificazione” di certe esperienze tradizionalmente considerate marginali nel campo fotografico, come, appunto, la fotografia spiritista.

 © 2010 Giuseppe PAGNOTTA

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Ultimo aggiornato del  25 agosto  2010

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