Thérèse Françoise Marie Martin, meglio conosciuta come
Teresa di Lisieux (Alençon,
2 gennaio
1873
–
Lisieux,
30 settembre
1897),
è stata una
religiosa e
mistica
francese.
Monaca
carmelitana presso il monastero di Lisieux, è venerata come
santa dalla
Chiesa cattolica; nella devozione popolare è più nota come
santa Teresina, diminutivo usato per distinguerla
dall'altra santa carmelitana e
Dottore della Chiesa
Teresa d'Avila. Santa Teresa del Bambin Gesù del Santo
Volto è il nome da lei assunto al momento della professione
dei voti. La sua festa liturgica ricorre il
1º ottobre.
Patrona dei missionari dal
1927,
dal
1944, assieme a
Giovanna d'Arco, è considerata anche patrona di Francia.
Il
19 ottobre
1997
fu dichiarata Dottore della Chiesa, la terza donna a ricevere
tale titolo dopo
Caterina da Siena e appunto Teresa d'Avila.
Biografia
|
(FR)
« La
science d'Amour, ah oui! cette parole résonne
doucement à l'oreille de mon ame, je ne désire que
cette science-là. Pour elle, ayant donné toutes mes
richesses, j'estime come l'épouse des sacrés
cantiques n'avoir rien donné... »
|
(IT)
« La
scienza d'Amore, ah sì! questa parola risuona
dolcemente all'orecchio della mia anima, io non
desidero altro che questa scienza qui. Per essa
anche se dessi tutte le mie ricchezze, come la sposa
dei
sacri cantici, riterrei di non avere dato niente
al confronto. »
|
|
(Thérèse Martin in Manoscritto
autobiografico B [f.1 r°])
|
La prima infanzia ad Alençon (1873-1877)
Thérèse Martin, ultimogenita di
Louis Martin e
Marie-Azélie Guérin (Zélie), nacque il
2 gennaio
1873
in rue Saint-Blaise 42, ad
Alençon (F).
In gioventù entrambi i suoi genitori avevano desiderato
abbracciare la vita consacrata, desiderio che nessuno dei due
poté realizzare. La dimensione religiosa fu molto presente nella
loro vita matrimoniale. I coniugi Martin sono venerati come
beati dalla
Chiesa cattolica.
A metà marzo
1873,
Thérèse fu data a balia presso una contadina, Rosa Taillè, dove
visse per circa un anno.
Thérèse rimase orfana di madre all'età di quattro anni. Nei
suoi manoscritti Thérèse racconta che questa fu la prima bara
che vide. La seconda fu soltanto quindici anni dopo, quando si
trovò di fronte alla bara di madre Genoveffa di santa Teresa,
un'altra delle figure più significative della vita di Thérèse.
Il
trasferimento a Lisieux
Teresa nel 1881 a otto anni.
|
(FR)
« Je n'étais
encore qùune enfant qui ne paraissait avoir d'autre
volonté que celle des autres, ce qui faisait dire
aux personnes d'Alençon que j'étais faible de
caractère... »
|
(IT)
« Ero
solo ancora una bambina che sembrava non avere altra
volontà che l'altrui, ciò faceva dire alle persone
di Alençon che ero debole di carattere... »
|
|
(Thérèse Martin Manoscritto autobiografico
A,43v)
|
Alla morte di
Zélie, lo zio
Isidore Guerin, fratello della madre, fu nominato co-tutore
delle cinque sorelle Martin. Il
15 novembre
1877,
Louis Martin si trasferì a Buissonnets, nella periferia di
Lisieux, per stare più vicino al cognato, che a
Lisieux gestiva una farmacia. La cugina minore, Marie, fu
compagna di giochi di Thérèse e ne diventò una delle sue allieve
quando alla santa fu affidato l'incarico di maestra delle
novizie.
Un legame quasi filiale legava Thérèse alle sue sorelle
maggiori, Pauline e Marie. Nel
1882,
quando Pauline entrò nel monastero
carmelitane, la crisi innescata dalla morte della madre si
acuì e Thérèse giunse a somatizzare il suo stato psichico.
Avrebbe desiderato seguire la sorella in convento, ma ciò le fu
negato per la sua giovane età. Questa prima crisi si risolse nel
giro di pochi mesi, ma si ripresentò con l'ingresso in convento
dell'altra sorella, Marie, nel
1886.
Nella notte del successivo
Natale, Thérèse risolse la sua
nevrosi. Ella comprese il suo bisogno di intraprendere una
ricerca per giungere ad una conoscenza approfondita di Dio.
Questa ricerca, che Teresa definì "Scienza d'amore", le fece
maturare il desiderio di diventare suora carmelitana, seguendo
le orme delle sorelle.
L'estasi del Belvedere
[modifica]
Un giorno verso il tramonto Thérèse e la sorella Celine
discutevano sul Belvedere dei Buissonnets dei temi trattati dal
canonico di
Chambéry Arminjon che si ispirava agli scritti di
Sant'Agostino. Thérèse e Celine raccontarono che il
Belvedere all'istante cessò di essere Lisieux: ma che si
trovavano ad
Ostia in compagnia di
Santa Monica e
Sant'Agostino[1].
| |
« [...]
l'impressione che ancora ne risento è troppo grande e
dolce perché io possa esprimerla. Tutte le grandi verità
della
religione, i misteri dell'eternità, immergevano
l'anima mia in una felicità che non era di questa terra
[...] » |
| |
(Manoscritto A)
|
Una prima esperienza di missionarietà
[modifica]
Thérèse seguì, per circa due mesi, sul quotidiano
La Croix lo svolgersi del processo di
Enrico Pranzini, che aveva assassinato tre donne. A Thèrèse
del "grande criminale" importava solo salvare l'anima, in una
sorta di sfida personale contro
Satana e quasi per provare la solidità della sua alleanza
con Dio.
Per Pranzini moltiplicò
preghiere e sacrifici coinvolgendo in quest'azione di
salvataggio anche sua sorella Celine.
L'esecuzione di Pranzini fu eseguita all'alba del
31 agosto
1887.
Leggendo il giornale, Thérèse trovò il racconto delle ultime ore
di vita del condannato: Pranzini si pentì all'ultimo istante e
baciò il crocifisso dopo un primo rifiuto
[2]. Questo fu l'inizio dell'attività missionaria di
Thérèse[3].
Ingresso in monastero (1886 - 1888)
All'età di 14 anni Teresa decise quindi, seguendo l'esempio
di
Teresa d'Avila, di «mettersi sulle tracce» di
Gesù,
diventando anch'essa monaca. Sebbene le monache del Carmelo
avessero dato il loro parere favorevole, e il padre e con
qualche difficoltà anche lo zio avessero dato la loro
autorizzazione, per la sua giovane età ella trovò l'opposizione
del parroco di Saint-Jacques, il reverendo
Delatroètte, che le consigliò di rivolgersi al vescovo. Nel
novembre
1887
il vescovo di
Bayeux,
Flavien-Abel-Antoinin Hugonin, le negò il permesso e lei
intraprese con il padre Louis ed la sorella prediletta Celine un
viaggio a
Roma
per rivolgere questa sua richiesta direttamente a
papa Leone XIII.
Il
viaggio in Italia
Teresa di Lisieux poco prima del viaggio in Italia (
1887)
Nel
1887, per i 50 anni di sacerdozio del
Papa Leone XIII, le diocesi di
Coutances e di
Bayeux organizzarono un pellegrinaggio a
Roma,
dal
7 novembre al
2 dicembre. Al viaggio partecipò un gruppo di 197
pellegrini, di cui un quarto appartenenti alla nobiltà francese,
mentre 65 erano ecclesiastici.
Il pellegrinaggio ebbe una cerimonia ufficiale di apertura
che si svolse a
Parigi nella cripta della
basilica del Sacro Cuore a
Montmartre la domenica del
6 novembre.
A Roma, durante l'udienza con Leone XIII, nonostante il
divieto di parlare in presenza del Papa imposto dal vescovo di
Bayeux, Teresa si inginocchiò davanti al Pontefice, chiedendogli
di intervenire in suo favore per l'ammissione in convento. Il
Papa tuttavia non diede l'ordine auspicato, ma le rispose che,
se la sua entrata in monastero era scritta nella volontà di
Dio,
questo desiderio si sarebbe certamente adempiuto.
Sulla via del ritorno il vescovo cambiò opinione su Thérèse e
diede il proprio permesso. A poco più di quindici anni, il
9 aprile
1888,
Teresa fece il suo ingresso al Carmelo, dove assunse il nome di
"Teresa del Bambin Gesù", aggiungendovi in seguito "del Volto
Santo". Il suo nome completo da religiosa è "Teresa del Bambin
Gesù del Volto Santo".
La vita in monastero (aprile 1888 - 1896)
In monastero conobbe la fondatrice del carmelo di Lisieux,
Madre Genoveffa, al secolo
Claire Bertrand. Quest'anziana monaca fu modello di vita
monastica e riferimento teologico per Teresa. Fu lei infatti che
la esortò a coltivare il valore della pace a cui Teresa già
aspirava per indole, e attorno a questo tema Teresa ricamò il
suo pensiero teologico
[4]
Nel
1893 fu nominata vice-maestra delle novizie, in aiuto a
madre Maria Gonzaga.
Nel
1894, dopo una lunga convalescenza,
Louis Martin morì, e Celine che lo aveva accudito, entrò
nello stesso Carmelo dove già si trovano le sorelle. La sua
macchina fotografica ci ha lasciato le fotografie di Thérèse.
La notte della fede (1896-1897)
|
(FR)
« Il
faut avoir voyagé sous ce sombre tunnel pour en
comprendre l'obscurité »
|
(IT)
« Bisogna
avere viaggiato sotto questo buio tunnel per
comprenderne l'oscurità »
|
|
(Thérèse Martin, Manoscritto
autobiografico C,5v)
|
Nell'aprile del
1896
la suora contrasse la
tubercolosi, malattia che nel giro di 18 mesi la portò alla
morte. Questo periodo di malattia fu accompagnato da una crisi
profonda della fede, che lei chiamò "notte della fede".
Durante questo periodo, come scrisse nel Manoscritto C,
ella fu tentata di abbandonare la sua vocazione e si sentiva
spinta all'ateismo
ed al
materialismo.
La
morte della mistica
A partire dall'8
luglio
1897
Teresa lasciò definitivamente la sua cella per l'infermeria del
monastero. Due giorni dopo interrompe la composizione del
manoscritto C, rimasto incompiuto.
All'8 settembre risale il suo ultimo autografo, su
un'immagine di Nostra Signora delle Vittorie a lei molto cara.
Durante questo ultimo periodo della sua vita Teresa subì
diverse tentazioni e meditò anche il suicidio[5].
La santa morì il
30 settembre, verso le 19 e 20. Il giorno dopo il suo corpo
venne esposto nel coro, dietro le grate. Davanti al feretro
sfilarono fino alla domenica sera parenti, amici e fedeli
facendo toccare al corpo esanime di Teresa rosari e medaglie,
secondo l'usanza di quei tempi. La mattina del
4 ottobre un carro funebre trainato da due cavalli condusse
la salma della grande mistica nel nuovo cimitero delle
Carmelitane e ne occupò il primo posto.
Desiderio di altri servizi
Il
desiderio missionario
Il grande desiderio di Teresa di recarsi in missione in
Indocina non si realizzò mai a causa della sua malattia. Il
progredire inarrestabile di essa, tuttavia, non le impedì di
prendersi cura dei missionari in partenza per il sud-est
asiatico e pregare per loro.
A questo scopo madre Maria di Gonzaga affidò quali fratelli
spirituali, secondo una consuetudine del tempo, i missionari
Maurice Belliere[6]
e
Adolphe Roulland[7],
missionari rispettivamente in
Africa ed in
Cina,
affinché essa sostenesse per mezzo della preghiera il loro
lavoro apostolico. Thérèse che aveva sempre desiderato avere un
fratello sacerdote e anche per questo si rammaricava per la
morte precoce dei suoi veri fratelli di sangue.
Dello scambio epistolare di Thérèse ed i missionari sono
rimaste 36 lettere, di cui 11 di Thérèse a Belliere, 11 di
Belliere a Thérèse, 8 di Roulland a Thérèse e 6 di Thérèse a
Roulland.
Il desiderio del sacerdozio
Teresa ha sempre desiderato di poter accedere al sacerdozio,
precluso per il suo esser donna.
Nel suo ultimo componimento teatrale, nel febbraio
1897,
Teresa affronta questa tematica. In questo lavoro Thèrèse,
ricordando che fu santa Barbara a portare la comunione al
gesuita
Stanislao Kostka che la richiedeva, sostiene che forse
santa Barbara abbia desiderato essere sacerdote quando era
sulla Terra ma che abbia potuto realizzare questo suo sogno solo
una volta in Cielo. In questo modo Thèrèse, con la storia di
santa Barbara e santo Stanislao Kostka, sembra risolvere la
questione che riguarda anche lei.
Storia
di un'anima
Nel
1895 la superiora del
monastero, che era sua sorella maggiore, ordinò a Teresa di
mettere per scritto la sua ricerca spirituale dell'amore. Nacque
così il Manoscritto autobiografico A
[8]. Tale scritto fu completato prima che fosse
iniziata la prova della fede.
In seguito, nel settembre
1896
e poi in giugno
1897,
sempre in obbedienza alla nuova priora, madre Maria di Gonzaga,
redasse rispettivamente gli altri due manoscritti, catalogati
come B e C. I tre manoscritti furono poi raccolti
nell'opera postuma, Storia di un'anima, secondo un ordine
cronologico: A, B, C.
Attualmente alcune edizioni pubblicano i manoscritti A
[Agnese], da taluni chiamato dall'incipit anche Storia
primaverile di un piccolo fiore bianco, e C rinominato G
[Gonzaga] come costituenti uno il seguito dell'altro. Il
manoscritto B, rinominato M [Maria], viene talvolta pubblicato
autonomamente come il poema di settembre perché composto
in settembre e perché è il più poetico dei tre.
Analisi
psicologica
Alcuni studiosi formatisi al
metodo psicoanalitico nel quale storicamente il metodo
dell'associazione di idee costituiva assieme al
pensiero onirico la via maestra per accedere all'inconscio,
ritengono che questi manoscritti di Teresa siano paragonabili ad
una vera e propria anamnesi psicoanalitica dove la
resistenza operata dal pensiero razionale viene messa come
in pausa.[senza fonte]
Opere di Teresa di Lisieux
Teresa e
il Teatro
Teresa di Lisieux nel ruolo di Giovanna D'Arco
(1895)
Teresa di Lisieux nella sua breve vita si cimentò anche con
l'arte dello spettacolo: il teatro[9].
Compose infatti 8 lavori teatrali che mise in scena
personalmente nel teatro del Carmelo, curandone personalmente
non solo la scenografia ma anche i costumi, talvolta figurando
come protagonista.
Tali lavori ebbero come nome Récréations Pieuses
(Ricreazioni Pie).
Questi otto quadri scenici furono redatti tra il 1894 e il 1897
e sono nell'ordine cronologico:
- La missione di Giovanna D'Arco - La pastorella di
Domrémy in ascolto delle proprie voci (21
gennaio
1894)
- Gli angeli alla culla di Gesù (25
dicembre 1894)
- Il martirio di Giovanna D'Arco (21
gennaio 1895)[10]
- Gesù a Betania (29
luglio 1895)
- Il divino piccolo mendicante di natale (25
dicembre 1895)
- La fuga in Egitto (21
gennaio 1896)
- Il trionfo dell'umiltà (21
giugno 1896)
- Santo Stanislao Kostka (8
febbraio
1897)
Composizioni poetiche
Il
26 febbraio
1895
compose la poesia Viver d'amore che, secondo la sorella
Celine, era la regina delle sue composizioni poetiche. In essa
Teresa canta le ragioni dell'amore, ragioni di cui lei è
consapevole, ma che agli occhi del mondo appaiono una follia.
È un viver d'amore conseguente, radicale, estremista, il cui
significato è, quindi, inevitabilmente anche "morir d'amore".
Questo "morir d'amore" per Teresa rappresenta la consapevolezza
che non è possibile trovare facili compromessi tra le ragioni
dell'amore e le ragioni del mondo, per cui viver d'amore è anche
un uscire dal mondo, vissuto, come è tradizione delle correnti
apocalittiche della cristianità, come un esilio da quella che
sarebbe, in questa concezione, la vera patria.
Questa poesia è stata recentemente musicata dal compositore
Frei Hermano Da Camara all'interno della sua
Missa Portuguesa.
Una poesia bellicosa: Le mie armi
In quest'ultimo anno della vita di Thérèse c'è da segnalare
che il
25 marzo 1897 una delle sue novizie, la cugina e amica
d'infanzia Maria Guerin, fa la professione religiosa e diviene
suor Maria dell'Eucarestia. Questo evento ispira a Thérèse una
delle sue poesie più bellicose:
Mes armes (Le mie armi).
Alcuni esegeti dei testi teresiani leggono questa poesia come il
testamento di Teresa.[senza fonte]
Questo testamento venne cantato nel coro della comunità dalla
stessa Maria Guerin che era considerata per la sua voce "l'usignuolo"
della comunità.
Tuttavia, proprio in quel periodo, uno dei suoi due "fratelli
preti", l'ancora seminarista Maurice Belliere, stava svolgendo
controvoglia il servizio militare e non vedeva l'ora che
terminasse. Nel momento storico in cui si svolse questa vicenda
infatti, lo
stato
francese non esentava i seminaristi dal servire la patria. Così
Thérèse decise di inviare Le mie armi anche al fratello
soldato Maurice.
Una vicenda tra satanismo e massoneria
Tra i lavori teatrali composti da Thérèse e di cui fu anche,
oltre che autrice, regista, scenografa e attrice, ve n'è uno
composto per la festa di
san Luigi Gonzaga che cadeva il
21 giugno
1896
e che era anche la festa della madre priora Maria di Gonzaga
subentrata di nuovo, dopo il priorato di Madre Agnese,
nell'incarico. Questo lavoro s'intitolava Il trionfo
dell'umiltà. La vicenda trattata da Thèrèse ha un precedente
nella vita reale in una vicenda tra satanismo e massoneria che
ha i suoi inizi nel maggio-giugno
1895
e che, mentre Thèrèse e le altre monache mettono in scena al
teatro del Carmelo, è ancora in corso di svolgimento.
Come si sa
Giovanna d'Arco rappresentava per Teresa l'eroina per
antonomasia. Teresa in questo testo teatrale non esita ad
affermare che la nuova Giovanna D'Arco si chiama Diana Vaughan.
Ma chi è Diana Vaughan? Una fidanzata di
Satana pentitasi e convertitasi a fidanzata di
Gesù.
Il nome di Diana Vaughan in quel periodo era nelle prime pagine
dei giornali che la descrivevano come figlia di un americano e
di una francese che a vent'anni viene iniziata al
palladismo, una sorta di
spiritismo-satanico-massonico.
Precisiamo, per correttezza, che i massoni in quell'epoca
venivano presentati come spaventosi demoni, le etichette,
tuttavia, nel loro semplicismo non rendono ragione della
complessità di un movimento di pensiero: basti pensare che l'evangelista
Giovanni è sempre stato tenuto in alta considerazione dalla
massoneria (ma non l'apostolo Pietro). Sempre per correttezza,
aggiungiamo che la
Chiesa cattolica ha più volte e irrevocabilmente dichiarato
l'incompatibilità tra la professione di fede cristiana e la
massoneria.
Orbene nel
1893
Diana Vaughan va ad abitare a
Parigi dove entra in amicizia con il dottor Bataille ed un
marsigliese
Léo Taxil il cui vero nome è
Gabriel Jogand-Pagés. Entrambi sono dei fuoriusciti dalla
massoneria.
Nel
1895 la
satanista è pronta per convertirsi al
cattolicesimo, almeno così recitano i giornali, in
particolare il giornale cattolico
La Croix che l'8
maggio 1895 invita i suoi stessi lettori a pregare Giovanna
D'Arco per la conversione dell'ormai ex satanista. Finalmente il
6 giugno la
Francia cattolica esulta e il
13 giugno viene confermata come data della conversione
ufficiale.
Arrivati a questo punto, con un'inversione di marcia, l'ex
sacerdotessa di Satana si lancia in una lotta senza tregua
contro il satanismo e la massoneria pubblicando le Memorie di
una ex palladista.
Nella primavera
1896
Diana Vaughan raggiunge il massimo di notorietà ed il giornale
L'univers le o di persona Diana Vaughan, benché il suo
nome fosse arrivato anche in
Vaticano da
Leone XIII il quale, letta La Novena Eucaristica
composta dalla stessa Diana Vaughan, mostra approvazione.
Chi fa conoscere Diana Vaughan alla nostra ingenua mistica è
lo zio Isidore Guerin che porta Le memorie di una ex
palladista al Carmelo.
Anche Thèrèse risulta molto interessata a questo racconto
della lotta tra le forze della luce e il principe delle tenebre,
da qui l'ispirazione alla composizione di un breve lavoro
teatrale Il trionfo dell'umiltà.
Questo lavoro di Thèrèse, messo in scena da lei stessa nel
piccolo teatro del Carmelo, è un successo presso il pubblico di
sole carmelitane e Madre Agnese chiede a Teresa, che ormai ha
fama di poetessa, di scrivere qualcosa di poetico per
incoraggiare Diana Vaughan nel proseguire sulla nuova strada.
Teresa, tuttavia, non riesce a scrivere alcunché, così invia
a Diana Vaughan semplicemente una lettera con una sua foto nei
panni di Giovanna D'Arco, foto scattata da Celine durante il
lavoro teatrale in cui Teresa recitava la parte della Pulzella
d'Orléans.
L'epilogo di questa storia avviene il
19 aprile
1897.
Nel frattempo erano cominciati a sorgere forti dubbi, così Diana
Vaughan per quella data annuncia una conferenza stampa a Parigi
in cui si mostrerà al pubblico: Le Normand del
24 aprile 1897 pubblica un lungo resoconto di quella
conferenza stampa.
Alla conferenza stampa, infatti, i giornalisti videro
proiettata un'immagine di Giovanna D'Arco in prigione: era la
foto di Teresa. Poi entrò un signore basso, grassottello, calvo
e barbuto e disse: «Diana Vaughan sono io!». Si trattava di
Léo Taxil, esponente di una loggia massonica ed ex direttore
del giornale
L'anticlericale.
Quando Teresa seppe la verità, lei che aveva ricevuto anche
una lettera di risposta dalla sedicente Diana Vaughan, andò a
prendere quella lettera e la gettò nel letamaio.
Derniers Entretiens
A partire dal
6 aprile 1897 Madre Agnese di Gesù aveva cominciato a
raccogliere le ultime parole di Thérèse nel famoso Cahier
Jaune e presto, dal luglio 1897, era stata imitata dalle
altre due sorelle incoraggiate in questo progetto del resto
anche dall'unica sorella che si trovava ancora nel mondo, Leonie,
che venne regolarmente al parlatorio per chiedere notizie della
sorella malata. A Celine, infatti Leonie scrive il
18 luglio 1897:
| |
« Quanto
ella deve coprirti col profumo delle sue virtù! Se tu
potessi mettere tutto ciò per iscritto, sarebbe molto
consolante per me, perché io non ho come voi, piccole
sorelle amate, la fortuna di essere vicina alla mia
sorella cara. » |
| |
|
Alla morte di Thérèse e dopo la pubblicazione e fortuna di
Storia di un'anima, l'insieme di questi scritti più altre
testimonianze prenderanno il nome di Derniers Entretiens
o "Ultimi Colloqui" che susciteranno contestazioni soprattutto
da parte di quei lettori e studiosi della carmelitana che non
condivideranno la chiave di lettura conformista e riduttiva
della vita e delle opere di Thérèse che pur avendo avuto tanta
fortuna tra i devoti meno esigenti non riscuote assolutamente
credito tra i lettori più smaliziati di Thérèse che dal loro
punto di vista la vedono, in tali schemi interpretativi,
sminuita e ridotta, falsificandone, anche se quasi sempre in
buona fede, la sua vera identità.
Tale critica trova ulteriore giustificazione nel fatto che i
Derniers Entretiens non sono propriamente le parole che
Thérèse ha scritto in prima persona come gli altri scritti a lei
attribuiti, ma sono gli appunti delle ultime conversazioni che
lei ha intrattenuto, tra il luglio e il settembre 1897, in
particolare con la sorella Pauline/suor Agnese di Gesù.
Le parole che in questi appunti vengono a lei attribuite non
danno la certezza che furono proprio quelle, come invece per gli
altri scritti di cui si hanno gli originali autografi. Occorre
poi tener presente la disinvoltura con cui - a parere degli
storici - le sue consorelle ed, in primo luogo, Pauline/suor
Agnese "corressero" i suoi scritti originali prima che fossero
pubblicati.
I Derniers Entretiens sono, ovviamente,
un'interessante ed utile documentazione che si aggiunge ad altre
per comprendere più profondamente il vero senso della vicenda di
Thérèse Martin, ma il rispetto per la verità di questa storia
con le sue luci e anche con le sue ombre esige, comunque, che
ogni affermazione che in esso viene a lei attribuito vada per lo
meno preso con le pinze.
Uno studioso di questa vicenda oltre che carmelitano, Jean
François Six, riteneva che tale insieme di scritti non andassero
nemmeno inseriti nell'edizione delle Opere Complete di
Thèrèse Martin ma che dovessero essere, semmai, pubblicati a
parte.
Thérèse Martin dopo la morte
Questa è la storia della vicenda di Thérèse Martin, che non
finisce con la sua morte, ma continua: il dibattito su Thérèse
Martin è tuttora in corso; dibattito teologico, filosofico, e
più generalmente culturale che ormai ha raggiunto più di 100
anni di storia: 1898 - 2009.
Il dibattito su Teresa di Lisieux (1898 - 2009)
Teresa di Lisieux e la Psicoanalisi
Simultaneamente alla diffusione di questo e altri scritti
minori e al suo innalzamento in prestigio all'interno della
Chiesa cattolica (beata, santa ed infine dottore della Chiesa),
la sua figura è stata oggetto di dibattito nel mondo culturale
in genere e non solo in quello teologico.
Ne è una più che eloquente dimostrazione il fatto che a partire
dalla stessa autorevole rivista Imago diretta da
Sigmund Freud, la psicoanalisi se ne è occupata, anche se
tale interessamento è passato inosservato rispetto al clamore
che si faceva sulla sua figura soprattutto in quegli anni
all'interno della Chiesa.
Teresa di Lisieux e la fenomenologia paranormale
A tutto questo va aggiunto che Thérèse stessa non ha mancato
di manifestarsi in questi più di cento anni che ci separano
dalla sua morte, in presunte apparizioni di ordine
paranormale, cfr, ad esempio, le esperienze del Cerchio
Firenze 77.
Teresa di Lisieux e la storia del misticismo mondiale
Recentemente uno dei più famosi storici del misticismo,
Elémire Zolla, nella sua vasta Storia del misticismo
non ha parlato di Thérèse. Alcuni cattolici, risentiti di ciò,
si chiedono polemicamente se è per un "limite" di Thérèse, non
in grado di figurare accanto a coloro che tradizionalmente
vengono considerati grandi mistici, o se invece è solo una
"svista" o, peggio ancora, un "limite di visione" dello storico.
A questo dibattito hanno partecipato, direttamente o
indirettamente, suscitando interesse o semplice curiosità per la
figura di Thérèse, non solo personalità del mondo della
religione, ma anche artisti, intellettuali, politici e finanche
criminali.
Le disavventure dei suoi scritti autentici
La mistificazione: il necrologio
È con un necrologio che comincia questa seconda parte della
vita di Teresa di Lisieux. Nel settembre 1898, primo
anniversario della morte della giovane monaca, un necrologio fu
dato alle stampe e distribuito soprattutto ai carmeli di Francia
e pochi altri. Fu questo il vero atto d'inizio che innescò tutto
quello che qui di seguito verrà documentato.
Malgrado la grande popolarità che Thérèse Martin ebbe subito
dopo la sua morte, fu soltanto a partire dal
1957
che si cominciò a lavorare alla pubblicazione critica dei suoi
scritti, in parte precedentemente censurati, se non manomessi,
da chi ne aveva curato le pubblicazioni. Manipolazioni che
snaturavano la vera figura di Thérèse Martin accreditandone una
falsa immagine. Tale lavoro di recupero e di demistificazione è
stato portato a termine nel
1973
con la prima edizione critica del centenario.
A distanza di venti anni da quella prima edizione, nel
1992
esce la nuova edizione critica del centenario in otto volumi
delle opere complete di Thérèse Martin.
Le
traduzioni in italiano
È negli anni
1904-1907
che Storia di un'anima viene per la prima volta tradotta
in italiano e pubblicata a puntate in una rivista cattolica di
Milano, Il Carmelo, ma già allora la priora di
Lisieux in carica, Suor Maria Angela di Gesù Bambino, informerà
con questa nota il Postulatore Generale dell'Ordine Carmelitano:
| |
« L'edizione
italiana, ci è stato detto, è molto, molto difettosa
come sostanza e inoltre, come lo vedrete, come forma.
Noi stiamo per farla ricominciare, e il lavoro, penso,
sarà realizzato da una nostra sorella del monastero di
S. Maria Maddalena de' Pazzi » |
| |
(Arch.Gen. o.c.d., 398 d,5)
|
A distanza di 80 anni da quella prima segnalazione, nel
1984,
la studiosa laica di Teresa di Lisieux
Ida Magli (cattedra di Antropologia Culturale all'Università
di Roma) tuttavia era costretta a mettere in guardia l'ignaro
lettore degli scritti della mistica francese che:
| |
« L'edizione
italiana di tutti gli 'Scritti' a cura della
Postulazione Generale dei Carmelitani Scalzi, Roma,
1979, mortifica e a volte travisa nella traduzione la
vivacità del pensiero e dello stile di Teresa. » |
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La
demistificazione
Per una maggiore intelligibilità di quanto segue, premettiamo
che
Jean-François Six è un padre carmelitano, noto per essere,
oltre che un profondo conoscitore della vita e dell'opera di
Thérèse, anche uno strenuo difensore della memoria della vera e
autentica Thérèse.
Quando esce la nuova edizione delle opere complete,
diversamente da molti estimatori della santa, Jean-François Six
si dichiara non ancora soddisfatto e chiede il ripristino totale
e chiaro della vera e autentica mistica carmelitana senza
inquinamenti di sorta.
Sul giornale
Le Monde del
25 dicembre
1992[11]
appare un suo articolo in proposito.
Dopo aver brevemente accennato ai non meno dei 7.000 ritocchi
ai testi autentici della mistica e al fatto significativo che
già nel
1948 un grande erudito come l'Abbé
Combes veniva allontanato dal
carmelo di Lisieux per le sue richieste di pubblicazione dei
testi autentici a cui Madre Agnese continuò a opporsi fino
all'ultimo, concluse che in questa maniera si è abusato e
ingannato il popolo cristiano che in buona fede si avvicinava
alla spiritualità rivoluzionaria di Thérèse. E porta esempi di
taluni che si sono anche rivoltati di fronte alla "zuccherosità"
di questa falsa Thérèse.
Esprimendo queste parole:
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« Si
sarebbe preferito che questa nuova edizione del
centenario partecipasse radicalmente del coraggio che
Thérèse ha manifestato nella vita e nei suoi scritti. Ma
non è questo il caso. » |
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J.-F. Six si riferisce in particolare all'aggiunta, come
fossero scritti suoi, di testi tramandati oralmente, cioè ben
tre degli otto volumi. Ritiene che "diffondere testi
spirituali falsi è un atto criminale".
Comunque, bisogna stare attenti a non eccedere in senso
opposto, e cioè demonizzare Pauline/madre Agnese che Thérèse
definiva "doppiamente madre". Del resto lo stesso J.-F.
Six ha parole di comprensione per Madre Agnese in questi
termini:
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« [Nel]
dramma di Lisieux esiste un problema doloroso ma che non
si può né si deva nascondere, il problema di una
famiglia, quello della famiglia Martin, molto provata
prima dalla morte della madre poi da quello
dell'infermità mentale del padre, la quale famiglia si
costituisce altrove, al carmelo di Lisieux.
Madre Agnese si è assunta l'incarico di capo famiglia
e in quanto tale ha voluto difendere e promuovere la sua
famiglia e in particolare Thérèse che era la minore
delle sorelle Martin. Ma madre Agnese era segnata da una
propria spiritualità, mentre Thérèse ha vissuto tutta
un'altra esperienza. Madre Agnese era segnata da una
situazione storica: lo zio Guerin, sostituto del padre,
era discepolo di
Drumont, notorio
antisemita, e madre Agnese nel
1937 insisterà molto, presso il cardinale Pacelli,
futuro
Pio XII, perché venisse ritirata la
scomunica che aveva colpito l'Action
Française. "C'è una lunga corrispondenza tra
Charles Maurras e madre Agnese che bisognerà ben
pubblicare un giorno".
Chiunque, come l'Abbé Combes, osasse contestare la
"guardiana del tempio" o osasse toccare minimamente la
famiglia Martin, veniva escluso da Lisieux e dagli
archivi che erano e restano ancora oggi inaccessibili.[11] » |
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Conclude J.-F. Six:
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« Questa
nuova edizione del centenario dimostra che Thérèse non è
stata ancora affrancata dalla sua famiglia e da questo
clan che continua a volerci incitare a pensare a Thérèse
secondo la vulgata riduttiva. Si pensa di nominare
Thérèse dottore della Chiesa [quando J.-F. Six scrive
Thérèse non era ancora stata riconosciuta dottore della
Chiesa], benissimo, ma che questo non sia un modo per,
surrettiziamente, canonizzare invece che Thérèse,
Lisieux e la famiglia Martin. Ciò che più conta è di
valorizzare la reale teologia di Thérèse, la sua
esperienza, il suo itinerario spirituale straordinario,
e che tutti e non solo i cristiani, ma tutti gli uomini
e le donne di oggi, di tutte le convinzioni quali che
siano, possano confrontarsi in verità, ai veri testi,
alla vera Thérèse.[11] » |
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La Chiesa
e Teresa
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La Basilica di Lisieux: 4500 m
2 di
superficie e 95 m di lunghezza, innalzata in suo
onore nel
1937 e sfuggita ai bombardamenti anglo-americani
del 1944
La Chiesa cattolica, dapprima molto cauta e guardinga, imparò
a far sua la devozione dei semplici cattolici. Malgrado questo
inizio sospettoso, in seguito alti esponenti del clero, tra cui
gli stessi papi, fecero propria la stessa devozione della gente
semplice per la monaca di clausura di Lisieux, in certi casi
trainandola ad una maggiore serietà devozionale.
Nel
1925 Teresa di Lisieux fu
canonizzata da
papa Pio XI e due anni dopo dichiarata patrona dei
missionari, anche se non si spostò mai dal suo convento.
Per rendere gli onori dovuti alla figura della Santa, la
Chiesa cattolica erige una gigantesca basilica alla "piccola
Thérèse". Nel
1932
e successivamente nel
1987
fu richiesto alla
Santa Sede di riconoscerle il
dottorato. Le fu concesso il
19 ottobre
1997.
Thérèse è quindi il 33º
Dottore della Chiesa e la terza donna a ricevere questo
riconoscimento dopo
Teresa d'Avila e
Caterina da Siena, entrambe dichiarate dottore della Chiesa
cattolica da
Paolo VI nel
1970.
La prima chiesa in Italia dedicata a Santa Teresa di Lisieux
sorge alla periferia est di
Bologna, in quella zona del
Quartiere Savena denominata Pontevecchio. La cerimonia per
la posa della prima pietra fu compiuta domenica 21 giugno 1925;
l’Arcivescovo di
Bologna, il Cardinale
Giovanni Battista Nasalli Rocca di Corneliano, che aveva
dato la sua piena adesione al progetto, espresse il desiderio
che la nuova chiesa fosse dedicata a Santa Teresa del Bambino
Gesù, innalzata all’onore degli altari appena un mese prima.
Inaugurata nel 1926 come Chiesa sussidiale di Santa Maria degli
Alemanni, è divenuta Parrocchia nel 1940.
Le tesi/ipotesi di lettura più significative del percorso
evolutivo della mistica di Lisieux
Il superamento dei dualismi corpo-anima, spirito-materia
Questa è la lettura che fondamentalmente ne dà Jean Francois
Six e che contrappone alla "lettura di Thérèse Martin secondo
Madre Agnese" in cui accomuna tutte le interpretazioni dualiste,
compresa la più moderna e aggiornata lettura elaborata dal
vescovo di Lisieux, il carmelitano Guy Gaucher.
Thérèse Martin femminista
In alcuni lavori di autori (ad esempio "La piccola
principessa di Dio" di
Catherine Rihoit) si è voluto vedere in Thérèse Martin
un'anticipatrice delle battaglie
femministe di questo secolo; tuttavia, se è pur vero che
negli scritti di Thérèse Martin si possono trovare elementi
rivendicativi in questo senso, la dimensione in cui Thèrèse si
muove e la prospettiva verso la quale il pensiero e la pratica
di Thérèse Martin si dirige è molto più massimalista e radicale.
Di tutt'altro avviso è invece la nota antropologa
Ida Magli, che tratta Thérèse alla stregua di una che ha
visto, che sa, ma che non agisce.
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« ..è
proprio nel viaggio a
Roma che le sfugge un'unica osservazione sulla
condizione delle donne, un vago accenno di 'femminismo',
anche se soltanto perché le viene impedito di
avvicinarsi concretamente, con quella partecipazione
diretta che le è così abituale, ai luoghi mistici dove
si recano i pellegrini. Si impazientisce, perciò, di
fronte ai divieti claustrali. » |
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(Ida Magli "Santa Teresa di Lisieux")
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« Mi
è ancora impossibile capire perché le donne in Italia
siano tanto facilmente scomunicate; ci dicevano ad ogni
momento: "Non entrate qui...non entrate là, sareste
scomunicate!...". Ah queste povere donne, in che poco
conto non sono mai tenute!... Eppure sono più le donne
che gli uomini ad amare il Buon Dio, e durante la
Passione di Nostro Signore, furono le donne ad avere più
coraggio degli apostoli, poiché sfidarono gli insulti
dei soldati ed osarono tergere l'adorabile Volto di
Gesù... È questa certamente la ragione per cui Egli
permette che le accompagni su questa terra il disprezzo,
visto che l'ha scelto per Sé stesso... Egli potrà
dimostrare in Cielo, che i suoi pensieri non sono quelli
degli uomini, poiché allora gli ultimi saranno i
primi...Durante il viaggio, e non una volta sola, non
ebbi la pazienza d'aspettare il Cielo per essere la
prima...Un giorno, durante la visita a un convento di
Carmelitane, non contenta di seguire i pellegrini nelle
gallerie esterne, stavo camminando nel chiostro
interno...quando all'improvviso vidi un anziano
carmelitano che da lontano mi indicava di allontanarmi;
ma io, invece di andarmene, mi avvicinai e, indicando i
dipinti del chiostro, cercai di fargli capire con segni
che erano belli. Certamente si rese conto, dai miei
capelli sciolti sulle spalle e dal mio modo di fare, che
ero ancora una bambina, allora mi sorrise con bontà e se
ne andò vedendo che non si trovava davanti ad un nemico.
Se avessi potuto parlargli in italiano, gli avrei detto
che ero una carmelitana in erba, ma non mi fu possibile,
a causa dei costruttori della
torre di Babele. » |
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(Manoscritto Autobiografico A - f.66 v°)
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Così commenta la Magli le considerazioni, per lei, poco
convincenti di Thérèse:
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« Come
sempre ha già trovato una soluzione che le permette di
non combattere all'esterno quello che non ritiene
giusto, e praticamente non ritornerà mai più sul
problema della differenza fra uomini e donne, così come,
malgrado si trattasse proprio della sacralità dello
spazio che le impediva di accedere nei luoghi dove
entravano i pellegrini di sesso maschile, non si rende
conto di trovarsi di fronte allo stesso principio che
regola la clausura del Carmelo dove voleva «diventare
prigioniera» » |
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(Ida Magli "Santa Teresa di Lisieux")
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Thérèse Martin anticlericale
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(FR)
« Il
faut que je m'arrete, si je continuais de parler sur
ce sujet, je ne finirais pas! »
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(IT)
« Bisogna
che mi fermi, perché se continuassi a parlare su
questo argomento non la finirei più! »
|
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(Teresa di Lisieux, Manoscritto
autobiografico A, f.56 v°)
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Può sembrare strano che si sia detto anche questo di Thérèse
Martin, eppure in questi ultimi anni
Claude Langlois, storico del cattolicesimo contemporaneo
oltre che direttore dell'"Istituto Europeo in Scienze delle
Religioni" presso l'Università di Parigi, da studioso della
mistica ha elaborato in un suo scritto, argomentandola, questa
tesi che poi non è così sconvolgente come può sembrare a prima
vista. Questa ipotesi di lettura vuole ancor più sottolineare
uno degli elementi costituenti l'insieme degli scritti di
Thérèse là dove parla dei mediocri, o accenna al sale della
terra divenuto insipido o ancora ai preti tiepidi.
Illuminante su questa accezione del termine usato
dall'esegeta francese di Thérèse è anche una intervista
rilasciata al filosofo
Jean Guitton dal cardinale Montini (il futuro
papa Paolo VI):
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« Nel
corso del suo pellegrinaggio a Roma, Teresa aveva
incontrato dei preti mediocri; invece di criticarli,
aveva preso la decisione di situarsi non alla periferia,
ma al centro, nel solo
amore. » |
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(Jean Guitton intervista papa Paolo VI)
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E il testo teresiano conferma pienamente la correttezza della
suddetta interpretazione.
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« Compresi
che l'Amore racchiudeva tutte le vocazioni, che era
tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi.
Gridai: ho trovato il mio posto nella Chiesa, sarò
l'Amore. » |
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(Manoscritto B)
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Qualcuno ha voluto insinuare che nel gruppo di pellegrini
c'era anche un giovane prete, che travolto da un'eccessiva
simpatia per le due giovinette di cui forse lui stesso non era
ben consapevole, per tutto il corso del pellegrinaggio non aveva
fatto altro che esagerare in premure e gentilezze verso le
stesse, mettendo talvolta in imbarazzo gli altri pellegrini per
il suo fare così eccessivamente disinvolto e incontrollato. Il
pensiero di Teresa tuttavia va certamente al di là di questi
episodi contingenti e particolari poiché, se il Dottore della
Chiesa fosse stata avvezza a dare peso a semplici convenzioni,
oggi non sarebbe conosciuta per la sua profondità che invece
l'ha sempre mossa a vedere oltre tali convenzioni.
Questo è il brano completo del "Manoscritto A" a cui
nell'intervista ci si riferisce:
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« Nel
corso del suo pellegrinaggio a Roma "La seconda
esperienza che feci riguarda i preti. Non avendo mai
vissuto da vicino con loro, non potevo comprendere lo
scopo principale della riforma del Carmelo. Pregare per
i peccatori mi affascinava, ma mi sembrava piuttosto
strano pregare per le anime dei preti che pensavo più
pure del cristallo!...
Certamente compresi la mia vocazione in Italia, ma non era il caso di
cercare tanto lontano una così utile comprensione...
Per un mese vissi accanto a molti santi preti e notai
che sono pur sempre degli uomini deboli e fragili, anche
se la loro dignità sublime li innalza al di sopra degli
angeli...Se dei santi preti, definiti da Gesù nel
suo Evangelo: 'il sale della terra', manifestano nel
loro comportamento di avere un estremo bisogno di
preghiere, che cosa bisognerebbe dire di quelli tiepidi?
Gesù non ha forse ancora detto: 'Se il sale diventa
insipido, con che cosa lo si salerà?'
O Madre mia, che bella vocazione quella che mira a
conservare il sale destinato alle anime! Tale è la
vocazione del Carmelo, perché l'unica finalità delle
nostre preghiere e dei nostri sacrifici è d'essere
apostoli degli apostoli, pregando per loro mentre
evangelizzano le anime con la parola e soprattutto con
l'esempio...Ma debbo fermarmi qui; se dovessi continuare
a parlare su questo argomento, non la finirei più!... » |
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(Msc A f.56 r°)
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Thérèse Martin antiautoritaria
Questa voce sul conto di Teresa di Lisieux fa la sua comparsa
nel corso del processo per la sua beatificazione e
santificazione e quindi, contrariamente a quanto si potrebbe
pensare, non a suo favore.[senza fonte]
Fu infatti l'avvocato
del diavolo ad accusare la giovane carmelitana di aver
dimostrato con il suo comportamento di non tenere in gran conto
il valore dell'autorità, e con tale accusa riteneva di poter
concludere che non era degna di figurare accanto alle altre
persone che la Chiesa nei secoli aveva onorato con tale titolo.
Il succitato avvocato desumeva ciò dai documenti scritti in suo
possesso e dalle testimonianze delle sue allieve novizie e delle
altre religiose, quindi in particolare dal modo e dallo stile
tutto personale con cui Thérèse ha esercitato la carica di
assistente della maestra delle novizie, allorché la priora le
affidò tale incarico che fu suo appannaggio sino alla morte.
La critica di Simone Weil a Teresa di Lisieux
Simone Weil, anche lei francese e cristiana proprio come
Thérèse Martin, ma ex miliziana
anarco-comunista
nelle brigate volontarie dell'esercito repubblicano
anti-franchista nella guerra civile spagnola, considerava la
giovane monaca carmelitana troppo infantile. Più in particolare,
la critica di Simone Weil a Teresa riguarda la concezione di Dio
che è propria della carmelitana di Lisieux.
Per comprendere la critica di "infantilismo" mossa dalla Weil
nei riguardi di Teresa occorre tenere conto proprio del
pregresso percorso di pensiero in un
marxismo molto incline all’anarchismo e nell’impegno alla
trasformazione rivoluzionaria della società come militante
sindacale. Simone Weil fece di più: da intellettuale decise
di andare a lavorare in una grande fabbrica come operaia, per
meglio comprendere la realtà di classe. Questo suo forte impegno
sociale nella storia del tempo sfociò in seguito nella sua
partecipazione attiva alla
guerra civile di Spagna in sostegno al governo
rivoluzionario anarco-comunista.
È evidente che ci troviamo di fronte a due donne
completamente diverse come storia e anche per ciò che esse
cercano nella dimensione religiosa della vita. Teresa di Lisieux
eredita la fede dai genitori, dalla famiglia e dal suo ambiente
di nascita senza minimamente metterlo in discussione, eccettuata
la prova della fede che giunge negli ultimi diciotto mesi della
sua esistenza. Nei confronti di questa eredità, essa si limita a
lavorarci sopra per trasformarla alla luce della sua sola viva
ed intensa esperienza interiore molto meno solitaria di quanto
forse sognava da bambina: le sue poesie, scritte da adulta,
continuamente lo ribadiscono.
Non sorprende invece che Simone Weil insista maggiormente nel
sottolineare una concezione dell’amore di Dio strettamente
legato all’amore per il prossimo. Da questo punto di vista la
Weil non poteva mostrarsi che molto critica nei confronti di
questa giovane carmelitana, in quanto a suo parere la piccola
Teresa non riesce a concepire altro che un Dio personale che da
Teresa viene compreso in una visione che, a giudizio di Simone
Weil, si presenta troppo infantile. È proprio in questo che
Simone Weil, la cui forte esigenza etica aveva sempre retto
tutta la sua esistenza, vede un limite di Teresa di Lisieux e
della sua elaborazione di pensiero.
La critica di Simone Weil a Teresa di Lisieux per alcuni
autori è imputabile ad una lettura non approfondita dei testi
della "scienziata dell'amore". Tuttavia, Simone Weil ribadisce
quanto anche esponenti autorevoli della Chiesa cattolica, pur
riconoscendo i meriti di Teresa di Lisieux, le rimproverano:
- l'aver completamente ignorato i problemi di giustizia
sociale, proprio nel momento in cui la Chiesa cominciava ad
occuparsene sempre più.
- l'aver completamente eluso quelli inerenti al lavoro di
riforma e rinnovamento della Chiesa come istituzione.
Costoro danno per scontato, in quanto più moderni, di
possedere una visione più ampia e quindi più realistica delle
problematiche in gioco; viene tuttavia da chiedersi se,
denunciando questo aspetto della carmelitana, si evidenzia una
ristrettezza della sua visione o forse si mette in luce una sua
grandezza di visione così profonda (e celata in parte a lei
stessa) da essere incomprensibile o "follia", come lei stessa
diceva, non solo per il mondo secolare ma anche per la Chiesa.
Forse è legittimo citare il monito di
Gesù
a
Giuda nell'episodio del vangelo di Giovanni: Gesù disse
infatti al suo discepolo, che rimproverava
Maria Maddalena, di lasciarla fare invece, poiché i poveri
li avrebbero avuti sempre, mentre il "Figlio dell'Uomo" non lo
avrebbero avuto sempre accanto a loro. Questo a ribadire ancora
una volta che la
via religiosa tracciata da
Cristo è ben più che un'etica,
ma una vera e propria
scienza d'amore,
come "l'infantile" Teresa di Lisieux ha voluto ribadire nella
sua versione di questa scienza.
Teresa si addormentava durante le
preghiere in comune e alla fine della sua vita non le riesce
più di continuare a credere al "Buon
Dio"
mentre le riesce ancora molto più facilmente di credere nei suoi
amici "di carne ed ossa" che essa conosce bene: Gesù e i beati
cittadini del
Cielo.
Al di là di questo ormai secolare dibattito sulla
teologia come scienza d'amore di cui la monaca carmelitana
si è palesata maestra, resta comunque un dato certo, che questa
mistica, che non è riuscita a far giungere a completa
maturazione la sua ricerca spirituale, ha lasciato comunque un
segno indelebile che dà da pensare a quelli che hanno orecchi e
cuore per intendere.[senza fonte]
Dopo il mito della "santa delle rose" un nuovo mito?
Allineato a questo tipo di lettura è
René Laurentin, mariologo, che ha al suo attivo il progetto
di creazione del più grande archivio di tutte le apparizioni di
Maria in questi duemila anni e allarmato che possa ripetersi
un'idealizzazione di Thérèse, questa volta con segno contrario:
un culto più laico, ma sempre lontano dal realismo che invece
sembra auspicare.
Katowice (Polonia) rappresentazione idealizzata
della teologa di Lisieux
La teologa così com'era nella realtà
René Laurentin si felicita che sia sorto, già a partire dal
1925,
questa sorta di movimento di liberazione di Thérèse Martin dal
mito di essere considerata "Santa delle Rose", con tutti i
fraintendimenti e le mistificazioni che ciò comportava,
oscurando la vera fisionomia di questa donna reale con le sue
luci e le sue ombre. Lo studioso ci mette tuttavia in guardia
dal sorgere di un nuovo mito di Thérèse, ugualmente da lui
condiviso solo parzialmente, sostenuto da simpatizzanti
"fanatici" di Thérèse, molto più colti e spregiudicati, più
moderni, aperti, che verso la borghesia di allora provano solo
ripugnanza.
Tra questi fautori, Laurentin cita come primo nome proprio il
carmelitano Jean Francois Six, che nella sua difesa
intransigente e a oltranza della sua "sorella" carmelitana ha
sparato con veemenza su tutti, perfino contro i genitori e le
sorelle di Thérèse, in particolare Pauline. Basta dire che per
Six l'ambiente di Thérèse era un "universo di morte", dove solo
lei ha saputo portare la vita.
La posizione di Laurentin è quella di chi mette in guardia
dicendo: - Sì, Thérèse non era la "Santa delle Rose" tutta
buonina e zuccherosa che se attirava certi cristiani altri li
faceva rivoltare e allontanare ma non è neanche quell'essere
dalla statura così grande che da taluni viene presentata: un
essere ancora inattuale.
Anche per Laurentin, Thérèse è un personaggio dalla statura
eccezionale, ma rimane comunque in grandissima parte figlia del
suo tempo con tutti i limiti che ciò comporta. Ed elenca tutti i
limiti di Thérèse che la rendono, almeno da questo punto di
vista, per l'uomo di oggi, superata dal procedere storico delle
cose.
| |
« Teresa,
anche se le si tolgono tutti gli artifici che l'avevano
costruita sul gusto dell'agiografia del tipo edulcorato
«saint-Sulpice», appartiene certamente al suo secolo,
condividendone il linguaggio, le immagini, l'eccessiva
affettività.
- Ella si interessa più alle «anime»
che agli «uomini»: adopera il primo termine più di
trecento volte e il secondo solamente una decina,
nel suo manoscritto autobiografico dal titolo
significativo: Storia di un'anima.
- S'interessa alla Chiesa, in opposizione al
mondo, secondo l'ottica del tempo. Sembra che
consideri chi non ne fa parte solamente come un
peccatore da convertire, senza interessarsi ai
valori di cui è portatore. Sarebbe perfino tentata
di combatterli: avrebbe desiderato fare la guerra ai
turchi e agli eretici. Il fatto che sia un bisogno
d'eroismo e di coraggio, mai di odio, non basta ad
allargare la ristrettezza della prospettiva.
- Ha ignorato i grandi spiriti del suo secolo,
coloro che aprivano le strade dell'avvenire. Ha
ignorato, lei che amava scrivere e dipingere, gli
scrittori e pittori suoi contemporanei che sono
passati alla posterità. Sembra ignorare il problema
sociale allora drammatico e già presente in certi
cristiani dell'epoca; e ancora di più i problemi
internazionali o coloniali fino allora insospettati.
Il suo viaggio a Roma la conduce, sull'esempio di
suo padre, fra paesaggi e ambienti pittoreschi che
sa cogliere d'intuito, al margine di un
pellegrinaggio incentrato sul suo disegno
vocazionale; ma non è sensibile alle forze
collettive e ai problemi umani che vi covavano.
- A livello religioso, ha rivolto tutta la sua
attenzione alla conversione personale e non si è
affatto soffermata sui problemi di struttura, non
accorgendosi delle riforme di cui la Chiesa aveva
allora bisogno.
- Si è offerta come «vittima», secondo la formula
che oggi non è più accettata.
- Più generalmente, Teresa ha vissuto nel suo
tempo e nel suo ambiente con sottomissione e
ammirazione acritiche, senza contestare le strutture
in cui era posta, ma sostenendole anzi. Fu sempre
allineata tanto con le convenzioni del suo ambiente
borghese che con le Costituzioni e gli usi del suo
convento, facendole rispettare dalle sue novizie fin
nei minimi particolari [...]
- Infine, se Teresa può essere un prezioso modello
per il tempo in cui era necessario liberarsi dalla
paura, il suo messaggio non ha oggi la stessa
utilità, dato che i cristiani non sono più sotto
l'incubo del timore. E numerose sue scoperte
appartengono ormai al patrimonio comune, per cui non
abbiamo più bisogno di Teresa per accedervi. »
|
| |
("Iniziazione alla vera Teresa di Lisieux" di
René Laurentin.)
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Contestazioni al dottorato a Teresa di Lisieux
Dopo che il Papa concesse nel 1998 il dottorato a Teresa di
Lisieux sorsero all'interno della Chiesa alcune contestazioni. A
queste, altri esponenti della Chiesa ribatterono nel tentativo
di convincere i contestatori del merito di questo riconoscimento
alla mistica carmelitana. Tra questi segnaliamo in particolare
la filosofa carmelitana Cristiana Dobner che nel suo libro "Eco
creante" (2008) dedicato a parare i colpi inferti a Teresa dai
suoi critici, scrive su questo, a loro dire, inopportuno
dottorato:
“[...] sono coloro che, incapaci di superare la barriera
del linguaggio dell’epoca e l’immaginario di Teresa, non sanno
toccare il fondo roccioso di quella che ella stessa chiamò la
scienza dell’Amore”.
Con queste parole, questa recente lettura del percorso di
vita teresiano, sembra proprio ricalcare la stessa terminologia
usata da Freud in "Analisi terminabile e interminabile" (1937)
allorché riconosce la totale impotenza della psicoanalisi nel
trascendere appunto "il fondo roccioso di ogni analisi": la
realtà biologica. E in effetti "la scienza d'amore" perseguita
dalla discepola del Maestro di Nazareth pur rinnegando ogni
pratica ascetico-masochista di tipo medioevale viveva mettendosi
"sotto i piedi", sempre però in nome dell'Amore, ogni limite
biologico.
L'autrice quindi mostra nel proseguio del suo saggio come
Teresa in realtà pur dal chiuso del monastero fosse per niente
avulsa dai mondo ma al contrario in una sintonia di ricerca con
i più grandi pensatori della sua epoca: da Baudelaire,
Dostojevskij e Nietzsche fino a Freud.
L'amore come intelligenza suprema
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Un detto popolare sostiene che "L'amore è cieco".
Freud stesso considerava l'innamoramento una fase morbosa
della
psiche, alla stregua di una malattia da cui occorreva
guarire per ritrovare la lucidità. Teresa di Lisieux invece fu
tra i tanti sostenitori che ritengono che l'amore vede bene,
anzi che ha la vista lunga e che tende, sprezzante dei limiti
rappresentati dalla
morte,
più all'evoluzione
che alla conservazione.
Questa tesi, che si allinea alle più moderne teorie della
scienza psicologica che vede più forme di intelligenza,
trova la sua teorizzazione estrema in un'interprete del percorso
evolutivo della teologa carmelitana,
Isabelle Prêtre, filosofa e psicologa che ha al suo attivo
uno studio su
Friedrich Nietzsche. Essa considera l'amore non solo una
forma di intelligenza, ma addirittura la suprema forma
d'intelligenza. Nel suo lavoro "Teresa di Lisieux l'intelligenza
dell'amore" tratta Teresa oltre che come teologa anche come
psicologa e filosofa e alla conclusione della sua lettura della
storia di questa giovane amante e pensatrice si domanda: "E se
l'amore fosse lui stesso l'intelligenza suprema?".
Una persona del tutto ordinaria
Tramite la tecnica del fumetto questa storia
singolare trova oggi nuovi lettori
Inseriamo anche questa lettura della vicenda Térèse Martin,
in quanto si è data di fatto nella realtà e va quindi annoverata
tra le tante possibili letture che si possono dare di questa
vicenda.
Come testimonia una delle sue compagne al Carmelo, suor Anna
del Sacro Cuore:
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« Non
c'era nulla da dire su di lei; era molto gentile e molto
umile, non la si notava; non avrei mai pensato alla sua
santità. » |
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Anche la sua stessa sorella di sangue, Leonie Martin, la
pensa allo stesso modo:
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« Era
molto gentile, Teresa, ma canonizzarla! » |
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Infine così commentò la proposta l'allora priora Maria di
Gonzaga, allorché un prete scozzese, entusiasta dalla lettura di
"Storia di un'anima", andò in visità al carmelo di Lisieux per
prospettare la possibile canonizzazione di Thérèse:
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« In
questo caso, quante monache carmelitane bisognerebbe
canonizzare? » |
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Anche queste testimonianze non sono banali ma significative,
perché depongono in favore dell'impegno
antinarcisistico tipico della personalità di Thérèse Martin
che ribadisce ancora una volta la sincerità del suo desiderio di
vivere nascosta, cantato anche nelle sue poesie, per essere
conosciuta solo dal "tu interiore" che la abitava e che le
forniva, facendola esistere, sicurezza
ontologica.
Cronologia successiva alla morte
(1897 - 1925) la "Santa delle Rose"
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1897 - Il
29 ottobre, ad appena un mese dalla morte di Thérèse,
madre Maria di Gonzaga scrive al
premostratense padre Madelaine: "Gli ultimi avvenimenti
mi lasciano quasi muta… La morte del nostro
angelo mi lascia un gran vuoto… Lei ha lasciato delle
pagine deliziose… e credo che potremmo farle conoscere.
Questo è un segreto per voi. Voi dovreste correggere queste
pagine. Non lo sa ancora nessuno, neppure in comunità…". Tre
mesi dopo il padre così le scrive: "La prima lettura della
"Storia di un'anima" mi ha incantato, la seconda mi lascia
in un entusiasmo inesprimibile. Ci sono in questo libro
delle pagine così vive, calde, suggestive, che è quasi
impossibile non esserne presi. Vi si trova una
teologia che i più bei libri spirituali non raggiungono
che raramente a un grado così elevato…Non è una meraviglia
vedere come una giovane ragazza di poco più di 20 anni si
muova a proprio agio nel vasto campo delle Scritture
ispirate, per cogliervi con mano sicura i testi più diversi
e meglio appropriati a quel che vuol dire?"
-
1898:
- Padre Madelaine chiede l'imprimatur
a mons. Hugonin e una sua prefazione. Il
7 marzo il vescovo di
Bayeux dà il permesso per la stampa di "Storia di
un'anima", dopo aver consigliato all'entusiasta padre
Madelaine di non farsi troppo suggestionare
dall'immaginazione femminile; inoltre rifiuta di
scrivere una prefazione.
- Il
30 settembre, primo anniversario della morte di
Teresa, viene stampata la prima edizione di Storia di
un'anima in 2.000 esemplari, nella forma di una
circolare necrologica eccezionalmente lunga (476 pagine)
che viene inviata a tutti i carmeli francesi. Le copie
in sovrappiù sono vendute.
-
1899:
- Già verso la fine dell'anno, la zia Guerin diceva
alle nipoti, sorelle della defunta, che la sua famiglia
era costretta a lasciare Lisieux "a causa di Thérèse".
La vita diventava loro insostenibile. A differenza delle
sorelle Martin, protette dalla grata, folle innumerevoli
volevano vedere ed interrogare i Guerin. E bisognava
difendere la tomba della "piccola suor Thérèse":
pellegrini di tutta la Francia e di oltre confine
raccoglievano fiori, asportavano la terra del cimitero,
d'ogni cosa facevano reliquie.
-
Ottobre: seconda edizione di Storia di un'anima
di 4.000 copie.
-
1901 - Traduzione di "Storia di un'anima" in
inglese.
-
1902 - Agnese di Gesù (Pauline) è rieletta priora.
Rimase in questa funzione fino alla sua morte (1951)
per volontà di
papa Pio XI (1923),
con un'unica interruzione di 18 mesi (1908-1909).
-
1903 - Un giovane prete scozzese, padre
Thomas Nimmo Taylor, colpito dalla lettura di "Storia di
un'anima", va sui luoghi della vicenda. Durante un incontro
con madre Maria di Gonzaga e le sorelle Martin, prospetta al
Carmelo di Lisieux la possibile canonizzazione di Thérèse
Martin. La priora tuttavia gli risponde ridendo: "In questo
caso quante carmelitane bisognerebbe canonizzare?".
-
1904
- Muore Madre Maria di Gonzaga, priora del carmelo di
Lisieux al tempo di Thérèse.
- A soli sette anni dalla morte di Teresa, in Italia
Don Luigi Orione è già al corrente di tutta la sua
storia. Un suo conoscente in quello stesso anno
commissiona ad un artista un ritratto della mistica e
gliene fa dono, ma don Orione insiste presso il pittore
per l'aggiunta di un particolare: volle che nel quadro
subito venisse aggiunto un tenue raggio di luce in
fronte alla carmelitana.
-
1904-1907
- "Storia di un'anima" viene tradotta in italiano e
pubblicata a puntate in una rivista cattolica di Milano, "Il
Carmelo". Tuttavia la priora di Lisieux informò con questa
nota il Postulatore Generale dell'Ordine Carmelitano:
"L'edizione italiana, ci è stato detto, è molto, molto
difettosa come sostanza e inoltre, come lo vedrete, come
forma. Noi stiamo per farla ricominciare, e il lavoro,
penso, sarà realizzato da una nostra sorella del monastero
di S. Maria Maddalena de' Pazzi" (Arch.Gen. o.c.d., 398 d,5)
-
1905 - Muore di tubercolosi suor Maria dell'Eucaristia,
al secolo Marie Guerin, cugina e allieva di Thérèse al
Carmelo.
-
1906 - A partire da questo anno il Carmelo lavora per
introdurre a Roma la causa di beatificazione di Thèrèse.
-
1907 - Il
15 ottobre mons. Lemonnier, vescovo di Bayeux, invita le
carmelitane a consegnare i loro ricordi su Thérèse.
-
1910 - Inizio del processo di canonizzazione sotto la
responsabilità di monsignor Lemonnier vescovo di Bayeux. Il
12 agosto, alla prima sessione del processo nel Carmelo,
depongono undici religiose, di cui nove hanno vissuto con
Thérèse, più altri testimoni, di cui sedici oculari.
-
1911 - Traduzione di "Storia di un'anima" in
spagnolo e in
giapponese.
-
1913 - Primo
pellegrinaggio organizzato in ferrovia a Lisieux.
-
1917 - Il
30 ottobre si chiude il processo apostolico nella
cattedrale di Bayeux: 91 sessioni, 2500 pagine, di cui quasi
2000 sull'eroicità delle virtù.
-
1918 - Il
10 dicembre
papa Benedetto XV, riconosciuta la validità degli
scritti, esenta la causa dai 50 anni che dovrebbero
intercorrere per la canonizzazione a norma di diritto
canonico.
-
1919 - In ottobre il cardinale Vico, prefetto della
Congregazione dei Riti, afferma: "Bisogna che ci
affrettiamo a glorificare la piccola santa se non vogliamo
che la voce dei popoli ci preceda."
-
1920 - Viene recapitata a Lisieux la
Rosa d'Oro, l'antico omaggio tradizionale del Papa a re,
regine e chiese locali.
-
1921 - Il
14 agosto, il pontefice Benedetto XV, in occasione della
dichiarazione delle virtù eroiche di Teresa di Lisieux,
esclamava: "Sebbene alunna di un Ordine religioso in cui il
serto dei dottori è vanto anche del sesso debole, non fu
nutrita di forti studi; eppure ebbe tanta scienza che
conobbe per sé e seppe additare anche ad altri la vera via
della salute".
-
1923 - Il
29 aprile a Roma
Pio XI proclama Thérèse Martin
beata.
-
1925
- Thérèse Martin viene dichiarata
santa. Alla canonizzazione, officiata da Pio XI,
sono presenti 500 mila pellegrini.
- Vengono pubblicate le "Pluies de roses", sette
volumi antologici, per un totale di 3200 pagine, che
riportano le lettere ricevute dal carmelo di Lisieux dal
1911 al
1925.
(1925 - 1951) Le letture alternative
Sono di questo periodo le polemiche interne alla Chiesa
stessa, le letture alternative e quelle apertamente critiche
sull'intera vicenda.
-
1925
-
Ernest Jones, divenuto il nuovo delfino di
Sigmund Freud dopo la defezione di
Carl Gustav Jung, e la sua allieva
Iseult F. Grant Duff analizzano gli scritti di
Thérèse Martin e ne pubblicano i risultati in "A
Psychoanalitical study of a fantasy of St Thérèse de
L'Enfant Jesus". Lo studio viene letto da Jones
stesso il
18 novembre al congresso di psicoanalisi della "Société
Britannique de Psychanalyse" e pubblicato sul The
British Journal of Medical Psychology.
- Fondazione della rivista di documentazione e studi
teresiani Annales de Sainte Thérèse, recentemente
rinominata "Thérèse de Lisieux".
-
1926 -
gennaio: padre
Ubaldo d'Alençon pubblica un articolo[12]
sulla carmelitana e pone fine alla lettura unica della sua
vicenda inaugurando una lunga stagione di letture
alternative e anche polemiche della storia di Teresa.
Nell'articolo, in particolare, denuncia il Carmelo di
Lisieux nella persona della madre priora Maria di Gonzaga,
per le condizioni di vita materiale che Thérèse Martin ha
dovuto subire e per le cure scarse e non sollecite.
-
1927
-
gennaio: pubblicazione dei "Novissima Verba",
versione incompleta di quelli che saranno i "Derniers
Entretiens".
- Il
14 dicembre
Pio XI proclama santa Teresa di Lisieux patrona
principale dei missionari, alla pari di
San Francesco Saverio.
-
1929 -
30 settembre: posa della prima pietra della basilica di
Lisieux.
-
1930 - La psicoanalista freudiana Iseult F. Grant Duff
redige una nuova versione del lavoro precedente condotto su
Thérèse Martin in un articolo pubblicato sulla rivista di
Freud "Imago" (n°16 - anno 1930) dal titolo "Die
Geschichte der phantasie einer heiligen"
-
1932 - Al primo Congresso Teresiano di Lisieux il
gesuita
Pére Desbuquois richiede il dottorato per la "piccola
Teresa" ma papa Pio XI, che tuttavia aveva fatto di
Teresa "la stella del suo pontificato", vi si oppone
come si era opposto nel
1923 al dottorato per
Teresa d'Avila. Tuttavia lo stesso Pontefice,
constatando come la voce di questa carmelitana morta
percorreva la Francia e il mondo, suscitando però anche
emozioni e tenerezze popolari che non corrispondevano per
niente alla realtà della vera Teresa, raccomandò al vescovo
di Bayeux: "Dite e fate dire che si è resa un po' troppo
insipida la spiritualità di Teresa. Com'è maschia e virile,
invece! Santa Teresa di Gesù Bambino, di cui tutta la
dottrina predica la rinuncia, è un grand'uomo."
-
1937
-
Pierre Mabille, un medico psichiatra vicino al
movimento dei
surrealisti pubblica un opuscolo - "Thérèse de
Lisieux" - in cui vede nell'"Uragano di gloria"
teresiano (citazione di Pio XI), il segno infallibile
dell'agonia della
Chiesa cattolica. A suo parere, infatti,
l'esaltazione universale di una "nevrotica"
insignificante era la dimostrazione del fallimento di
una religione masochista.
-
11 luglio - Inaugurazione e benedizione della
basilica di Lisieux. Radiomessaggio di Pio XI in
occasione dell'evento. Il cardinale legato (il futuro
papa Pio XII), presente a Lisieux definisce Thérèse
"tempio della legge e della dottrina divina" e continua:
"Una piccola carmelitana, appena giunta all'età adulta,
ha conquistato in meno di mezzo secolo innumerevoli
falangi di discepoli. I dottori della legge alla sua
scuola son ritornati fanciulli; lo stesso Pastore
supremo l'ha esaltata e la prega con umile e assidua
supplica; e, in questo medesimo istante, da un capo
all'altro del mondo esistono milioni di anime che hanno
subito l'influsso benefico di questo piccolo libro: 'La
storia di un'anima'... Voi siete grande, o piccola
Santa, e innumerevole è la vostra famiglia spirituale!"
-
Lucie-Delarue Mardrus, poetessa e femminista
militante, non credente ma conterranea di Thérèse, in
"Santa Teresa di Lisieux", riprende e amplifica le
denunce di padre Ubaldo d'Alençon del 1926. L'autrice
così spiega i motivi del perché un'atea come lei sente
il bisogno di scrivere un libro di ben 160 pagine sulla
monaca di Lisieux: "Questo libro è un omaggio. È
l'omaggio appassionato d'una non-credente alla
carmelitana miracolosamente apparsa, con le rose tra le
mani, nel pieno di un'epoca che è desolante e
terrificante per i poeti [...]. Teresa Martin è mia
compaesana e quasi mia contemporanea. Non voglio lasciar
passare la sua entrata luminosa nella santità senza
onorarla alla mia maniera. E, del resto, ella è ormai di
dominio pubblico. Noi ne vogliamo la nostra parte."
-
1939 - Esce la prima edizione di "La leggenda del santo
bevitore" dello scrittore in esilio a Parigi dal 1933
Joseph Roth. In questo romanzo, ambientato nella Parigi
del 1934, occupa un posto di rilievo la figura di Teresa di
Lisieux.
-
1940 - Muore Marie Martin, la maggiore delle sorelle
Martin.
-
1941 - Fondazione della "Missione di Francia". Il suo
seminario si installa a Lisieux.
-
1944
- Lisieux è parzialmente distrutta dai bombardamenti
degli alleati. Il Carmelo rimane intatto.
- Muore l'allieva prediletta di Thérèse, suor Maria
della Trinità al secolo Marie-Louise Castel.
-
1947
- Appoggiandosi su testi precedenti e controcorrente,
quali quelli di padre Ubaldo d'Alençon e Lucie-Delarue
Mardrus, lo scrittore
Maxence Van der Meersch pubblica una biografia
romanzata di Teresa di Lisieux.
- In quest'anno la bibliografia teresiana conta già
865 opere recensite.
- 50º anniversario della morte di Teresa di Lisieux:
la sua urna è portata in quasi tutte le diocesi di
Francia.
-
1948
- Prima edizione delle "Lettere" di Teresa di Lisieux.
- Padre Martin dà origine alla congregazione maschile
"Les missionaires de Sainte Thérèse".
-
1951 - Muore Pauline, la sorella di Thérèse custode dei
suoi scritti. Pio XII ordina di ritornare alla versione
originale degli scritti della mistica carmelitana.
(1951 - 1992) Il vero volto di Teresa
In quest'epoca si assiste alla restaurazione degli scritti
autentici e del vero volto di Thérèse Martin.
-
1956 - Viene pubblicata l'edizione critica di "Storia di
un'anima", curata da padre
François de Sainte-Marie e da un gruppo di carmelitane
di Lisieux, con il titolo di "Manoscritti Autobiografici".
La primitiva pubblicazione infatti rilevava numerose
manipolazioni e travisamenti creati dalle sue sorelle, tesi
a dare un'immagine pietistica e melensa della sua vicenda.
-
1959 - All'età di 90 anni muore l'ultima sopravvissuta
delle sorelle Martin, Celine/suor Genoveffa del Volto Santo.
-
1961
- Pubblicazione di "Visage de Thérèse de Lisieux", 47
fotografie originali raffiguranti Thérèse.
- Nasce la rivista "Etudes et Documents" che in
seguito verrà rinominata "Vie Thérèsienne".
-
1973
- Centenario della nascita di Santa Teresa di Lisieux.
L'ordine religioso dei Carmelitani pubblica i due
processi canonici che erano rimasti fino ad allora
segreti.
- In uno scritto risalente a questo anno, il patriarca
di Venezia
Albino Luciani così si esprime sulla sua amica:
"Cara piccola Teresa, avevo diciassette anni quando ho
letto la tua autobiografia. Essa mi ha fatto l'effetto
di un colpo di tuono. Tu l'avevi chiamata 'storia
primaverile di un piccolo fiore bianco'; a me parve la
storia di una sbarra d'acciaio per la forza di volontà,
il coraggio e la decisione che rivelava. A partire dal
momento in cui hai scelto la strada della consacrazione
totale a Dio, niente ti ha più arrestata: né la malattia
né le opposizioni esteriori né le nubi e le oscurità
interiori". ("Illustrissimi" 1971-1975 di Albino Luciani)
-
1976 -
Jacques Maitre, direttore del dipartimento di
psicoanalisi socio-storica dell'Università Paris-V, pubblica
nuovamente i testi psicoanalitici di Ernest Jones e Iseult
F. Grant Duff in "Recherches psychanalytiques sur un cas de
sainteté canonisée. Thérèse Martin (1873-1897)" (Archives
de sciences sociales des religions - n° 41)
-
1978 - Viene aperto a Lisieux per i ricercatori un
"Centro di documentazione teresiana".
-
1980 - 2 giugno: Giovanni Paolo II conclude il suo
viaggio in Francia con un pellegrinaggio a Lisieux. Sul
piazzale della basilica dedicata a Thérèse, davanti a
centomila pellegrini afferma: "I santi praticamente non
invecchiano mai. Non diventano mai personaggi del passato,
uomini e donne di ieri. Al contrario sono sempre uomini e
donne del domani, uomini dell'avvenire evangelico dell'uomo
e della Chiesa, i testimoni del mondo futuro."
-
1981 -
Jacques Maitre sviluppa le ipotesi psicoanalitiche di
Ernest Jones e Iseult F. Grant Duff in "Ideologie religieuse,
conversion religieuse et symbiose mère-enfant. Le cas de
Thérèse Martin (1873-1897)" (Archives de sciences
sociales des religions - n° 51.1)
-
1987 - Il vescovo di Lisieux riprende la richiesta di
dottorato per Teresa di Lisieux avanzata nel
1932.
-
1991 - Pubblicazione di "Thérèse e Lisieux", album di
600 illustrazioni.
-
1992 - Edizione critica di riferimento delle opere
complete di Teresa di Lisieux in otto volumi.
(1992 e seguenti) Situazione attuale
La situazione attuale degli studi sulla figura della mistica
di Lisieux è la seguente:
-
1994 - I coniugi Martin, genitori di Thérèse, sono
proclamati "venerabili"[1]
-
1995 - Jacques Maitre porta a termine i lavori su Teresa
di Lisieux con "L'orpheline de la Bérésina. Thérèse de
Lisieux (1873-1897). Essai de Psychanalyse socio-historique".
Il referente teorico implicito per l'approccio sociologico è
costituito da Bourdieu mentre, per la prospettiva di
psicoanalisi infantile e clinica, l'impostazione di Maitre
rimanda esplicitamente a
Winnicott e
Ginette Raimbault.
-
1997 - Centenario della morte della mistica di Alençon.
-
2006 - Sette giorni di conferenze, teatro, concerti e
spettacoli vari in tema per il rientro in Italia delle
reliquie della mistica.
-
2008 - In questo anno suscita scalpore sui giornali
italiani la notizia del ruolo avuto da Teresa di Lisieux
nella presunta ma non confermata conversione alla religione
cristiana del fondatore del Partito Comunista d'Italia
sezione italiana della Terza Internazionale di Lenin cioè
Antonio Gramsci anche lui ammalatosi di tubercolosi
nelle carceri fasciste e caduto politicamente in disgrazia
con i suoi compagni di partito a causa della sue posizioni
antistaliniste. Benché umanamente comprensibile (la
tubercolotica Teresa diceva "non potete capire: bisogna
esserci passati per capire) la notizia e soprattutto
l'accostamento dei personaggi fa pensare: Teresa in punto di
morte sente che un mondo gli sta per crollare addosso
trasformandosi in favola e vorrebbe convertirsi all'ateismo
e Gramsci invece proveniente da un altro percorso di vita
vorrebbe convertirsi alla religione.
Sempre sul finire di questo anno si registra una novità: i
libri, le reliquie e il nome di Teresa di Lisieux hanno percorso
mezzo mondo arrivando fino alla vetta del Monte Bianco ma
l'astronauta della navicella spaziale Discovery l'americano Ron
Garan ha pensato bene di fare di più e di portarle con sè in
missione anche se in questo caso si trattava di una missione
scientifica che lo vedeva impegnato nell'assemblaggio della
Stazione Spaziale Internazionale, la prima colonia umana
oltre il pianeta Terra.
Cronologia dei fenomeni non-ordinari o presunti tali
Qui di seguito sono elencate le più rilevanti o conosciute
manifestazioni di Thérèse Martin nel mondo a partire dalla sua
morte (30 settembre 1897) ad oggi (2006): miti, sogni, leggende,
comunicazioni, apparizioni, profezie e miracoli[15]:
-
1905 - Brano tratto dal racconto della apparizione di
Thérèse Martin a Maria Josefa Alhama Valera, che anni più
tardi sarebbe diventata Madre Speranza di Gesù (1893 -
1983).
-
1908 - Una bambina di quattro anni di Lisieux, tale
Reine Fauquet, che era cieca è guarita sulla tomba di Teresa
di Lisieux.
-
1910 - Dopo la sua morte Teresa apparve alla madre
priora delle
Carmelitane Scalze del convento di
Gallipoli, madre Carmela del Sacro Cuore di Gesù, per
confermare la validità della sua dottrina spirituale:
l'infanzia dello spirito.
-
1923 - Il 29 aprile, quando a Roma Pio XI proclama beata
Thérèse Martin, don Orione che era lì come suo estimatore,
afferma di aver visto nella Basilica di S.Pietro
Padre Pio da Pietrelcina, ma Padre Pio non si è mai
mosso da San Giovanni Rotondo dal 1918 sino alla sua morte,
avvenuta nel 1968, pur non essendo alieno ai fenomeni di
bilocazione.
-
1925 -
Teresa Neumann (Germania 1898-1962) era particolarmente
devota a Teresa di Lisieux e nel giorno della sua
canonizzazione la santa le appare, la guarisce
prodigiosamente e lei riprende a camminare. In seguito
Teresa Neumann sarà la personalità mistica più studiata
dalla scienza medica.
-
1926 -
Marthe Robin (Francia 1902-1981) di cui è attualmente in
corso il processo di beatificazione, dopo essere stata per
tre settimane in
coma si risveglia raccontando di aver ricevuto per tre
volte la visita di Santa Teresa di Lisieux, che le aveva
rivelato che avrebbe continuato a vivere per portare avanti
una missione nel mondo.
-
Marcel Van nato il 15 marzo
1928 a Ngam Giao, in
Vietnam che è il paese dove trovò la morte cruenta
Theofan Vénard (1829-1861) il più caro amico della
mistica e dove lei sarebbe voluta andare a prendere il posto
dell'amico, se la tubercolosi non glielo avesse impedito, ha
avuto varie apparizioni della Santa di Lisieux e vari
colloqui con la stessa. In uno di questi colloqui Teresa gli
comunicò che non sarebbe mai diventato prete: questo lo
rattristò molto e per tutta risposta le disse che se almeno
avesse potuto divenire donna avrebbe potuto diventare almeno
carmelitana. Al sentire questa sua reazione, Teresa, come
lui stesso racconta, non poté trattenersi dalle risate.
Appartenente all'ordine dei redentoristi, dopo essere
passato attraverso l'esperienza dei campi di concentramento
comunisti morirà nel
1959. La sua causa di beatificazione è attualmente in
corso dal
1997. Marcel Van che oltre a essere uno tra i più famosi
tra i tanti discepoli della mistica carmelitana, viene anche
designato con il soprannome di "il segretario di Santa
Teresa di Lisieux"[16].
-
1968 - A Veronica Lueken, madre di cinque figli,
veggente di
Bayside, nello stato di
New York, appare Santa Teresa di Lisieux con la seguente
modalità: dapprima le appare una luce abbagliante e, nello
stesso tempo, sente come un leggero schiaffo sul viso e una
voce che le sussurra parole in onore di
Maria. La voce si palesa come Santa Teresa di Lisieux e
comincia a dettarle messaggi spirituali e a prepararla alla
prima visita della Santa Vergine, che avrà luogo il
18 giugno
1970. In queste apparizioni Teresa di Lisieux si
presenta in compagnia della santa che è all'origine della
medaglia miracolosa, la monaca di Parigi
Caterina Labourè, e tra le altre cose, entrambe muovono
critiche ai loro rispettivi ordini religiosi. Veronica
continuò a scrivere per due anni sotto dettatura di Santa
Teresa di Lisieux. Tutti questi scritti sono stati inviati
per posta alle monache carmelitane di Lisieux. Queste hanno
esaminato e commentato il manoscritto, dopodiché l'hanno
custodito in luogo sicuro presso di loro per la posterità.
-
1994 - Christiana Agbo ragazza di dodici anni nel
piccolo villaggio di Aokpe situato in una sperduta zona
della
Nigeria. La veggente, dopo aver avuto una visione di
santa Teresa di Lisieux, decise di diventare suora
carmelitana. La ragazza assume il nome di "Christiana di
Maria Bambina", scelto in onore di Santa Teresa di Gesù
Bambino.
Note
-
^ L'esperienza dell'unione mistica di Agostino
con sua madre Monica in Dio fu un momento "magico": nelle "Confessioni"
Agostino lo chiama infatti: momentum intelligentiae,
momento d'intelligenza.
-
^
| |
« Malgrado il divieto fattoci da
nostro padre di leggere i giornali, non credevo di
disobbedire leggendo le notizie che riguardavano
Pranzini. Il giorno seguente alla di lui esecuzione
mi trovo sotto le mani il giornale La Croix.
Lo apro con ansia e che vedo?... Pranzini non si era
confessato, era salito sulla ghigliottina e si
disponeva a passar la testa nel lugubre buco, quando
ad un tratto, assalito da una subitanea ispirazione,
si volta, afferra il Crocefisso presentatogli dal
cappellano e ne bacia per tre volte le piaghe
santissime... Poi la sua anima andò a ricevere la
MISERICORDIOSA sentenza di Colui il quale dichiara
che in cielo si ha più gioia per un solo peccatore
che fa penitenza, che per 99 giusti che non ne hanno
bisogno. » |
| |
(Thérèse Martin, Ms A, 46r)
|
-
^ Per un'ulteriore documentazione e
approfondimenti su questa sezione:Viviane Janouin-Benanti,
Le Chéri magnifique - Histoire d'un crime, 2001
-
^ «Serva Dio con pace e con gioia, si ricordi,
figlia mia, che il nostro Dio è il Dio della pace.» (Ms A
f.78r)
-
^ Il 22 settembre la sua situazione si fa
particolarmente drammatica: la sofferenza raggiunge punte
elevatissime e Thérèse sente che non ce la fa più a
sopportare tanto dolore. Vede vicino a lei i medicinali,
vorrebbe farla finita. Poi però non ne fa nulla, ma si
confida con le sue sorelle e chiede di non lasciare più
vicino a lei la possibilità di una simile scorciatoia.
(Tratto dalle annotazioni del Cahier Jaune)
-
^ Maurice Bartolomeo Belliere era un seminarista
della diocesi di Bayeux. Il 29 settembre 1897, vigilia della
morte di Teresa, s'imbarcò per
Algeri dove doveva entrare al noviziato dei Padri
Bianchi. Dopo alcuni anni di missione in Africa, colpito
dalla
malattia del sonno, tornò in Francia e morì il 14 luglio
1907, all'età di trentatré anni.
-
^ Adolphe Roulland era un seminarista della
Società delle Missioni Estere di Parigi. Ordinato
sacerdote il 28 giugno 1896 s'imbarcò per la
Cina il 2 agosto dello stesso anno. Nel 1909 ritornò in
Francia dove ebbe diversi incarichi. Morì il 12 giugno 1934.
Teresa conobbe di persona solo quest'ultimo.
-
^ La carmelitana ha chiaramente precisato il suo
progetto sin dall'inizio del Manoscritto:
| |
« Mi ha chiesto di scrivere
spontaneamente ciò che mi si presentasse al
"pensiero"; non è dunque la mia vita propriamente
detta che mi accingo a scrivere, ma i miei
"pensieri" sulle grazie che il buon Dio s'è degnato
accordarmi. » |
| |
(Teresa di Lisieux Manoscritto
autobiografico A)
|
-
^ Su questo aspetto particolare della poliedrica
personalità di Thérèse si può consultare la seguente
monografia: Giuseppe Fasoli, Santa Teresa di Lisieux,
autrice, regista, attrice, (Studi cattolici n°
40, 1996)
-
^ durante le prove di questa rappresentazione
teatrale, che si svolseno in maniera alquanto realistica,
Teresa, nei panni della protagonista, rischiò di farne la
stessa fine: fortunatamente le fiamme vennero ben presto
domate.
- ^
a
b
c J.-F. Six, articolo del 25 dicembre 1992
pubblicato su Le Monde.
-
^ "Thèrèse de l'Enfant Jesus comme je la connais"
in Estudis Franciscans n° 220 pp. 14-28
-
^ Per raccontare questo episodio bisogna risalire
al
1890. In quell'anno, mentre Teresa si preparava alla
professione religiosa, il sacerdote
Achille Ratti (il futuro
papa Pio XI), esperto alpinista, insieme ad altri tre
alpinisti tentava la conquista del Monte Bianco dal versante
italiano. La conquista della vetta giunse a buon fine il
31 agosto 1890 e da allora la via da loro aperta viene
chiamata via Ratti-Grasselli. Siccome il Papa alpinista più
di ogni altro non ha mai smesso di additare all'intera
comunità cattolica mondiale l'"alpinista dello Spirito"
Thérèse, di comune accordo l'Ordine dei Carmelitani e il
Club Alpino Italiano in occasione del centenario della morte
della mistica francese hanno ritentato l'impresa e il
rifugio Gonella a 3071 metri di altezza le è stato
consacrato con la posa in esso della sua effigie. In esso vi
si legge: "20 agosto 1997. La via italiana al Monte Bianco
(via Ratti-Grasselli) è stata aperta e inaugurata da Achille
Ratti e dal sac. Grasselli il 31 agosto 1890. L'alpinista
Achille Ratti il 12 febbraio 1922 scalava il soglio
pontificio di Roma e diveniva Papa con il nome di Pio XI.
Tra le sue grandi imprese come Papa si deve annoverare la
glorificazione di Teresa di Gesù Bambino di Lisieux, da lui
proclamata beata (1923), santa (1925) e patrono universale
delle missioni cattoliche (1927). Egli l'ha inoltre scelta
come "Stella del suo pontificato."
-
^ Attualmente infatti, abbandonato ormai al
passato il mito di Teresa come "la santa delle rose", si sta
diffondendo sempre più il nuovo appellativo di "dottore
dell'amore"
-
^ Per un dettaglio sulle parti con citazioni vedi
Wikiquote)
-
^ Per approfondimenti su Marcel Van e Teresa di
Lisieux: "Van - L'enfant aux mains vides" del Padre
Marie-Michel
Bibliografia
- Questo testo è fondamentale per un approccio al pensiero
originale di Santa Teresa di Lisieux senza mediazioni o
censure. In un unico volume di 1600 pagine consta di ben
otto volumi nell'edizione critica integrale più completa di
annotazioni.
Nel 1996 a completare questo poderoso lavoro editoriale è
stato pubblicato anche "Les Mots de Thérèse de Lisieux.
Concordance générale".
- Attualmente è anche possibile leggere il
testo integrale on-line.
- La suddetta Edizione Critica delle Opere Complete
comprende i seguenti scritti:
- Manoscritto autobiografico A (1895)
- Manoscritto autobiografico B (1896)
- Manoscritto autobiografico C (1897)
- 54 "Poesie" (1893-1897)
- 21 "Preghiere" (1884-1897)
- 266 "Lettere" (1877-1897)
- Récréations Pieuses, otto quadri scenici
(1894-1897):
- 1 - La missione di Giovanna D'Arco - La
pastorella di Domrémy in ascolto delle proprie voci
(21
gennaio
1894)
- 2 - Gli angeli alla culla di Gesù (25
dicembre 1894)
- 3 - Il martirio di Giovanna D'Arco (21
gennaio 1895)
- 4 - Gesù a Betania (29
luglio 1895)
- 5 - Il divino piccolo mendicante di natale
(25
dicembre 1895)
- 6 - La fuga in Egitto (21
gennaio 1896)
- 7 - Il trionfo dell'umiltà (21
giugno 1896)
- 8 - San Stanislas Kostka (8
febbraio
1897)
- In questa ultima edizione delle Opere Complete
vengono tuttavia ancora inclusi i contestatissimi
Derniers Entretiens o Ultimi Colloqui (6 aprile
1897 - 30 settembre 1897):
- 1 - Carnet Jaune ( di Madre Agnese di Gesù / Pauline
Martin)
- 2 - Derniers Entretiens ( di suor Genoveffa / Celine
Martin)
- 3 - Derniers Entretiens ( di suor Maria del Sacro
Cuore / Marie Martin)
- 4 - Lettere di testimoni
- 5 - Parole di Teresa di Lisieux riportate da diversi
testimoni ( suor Maria dell'Eucaristia, suor Maria della
Trinità, suor Teresa di sant'Agostino......)
Scritti di Thérèse Martin on-line
Opere su Thérèse Martin
Studi
biografici
- Studi biografici generali
- Teresina - Storie di un'anima Laura Bosio
(2004)
- Les trois vies de Thérèse au Carmel - Claude
Langlois (2002)
- Teresa di Lisieux. I limiti umani di una grande
santa - Luis J.Gonzàles (2001)
- Il desiderio del sacerdozio in Teresa di Lisieux
- Claude Langlois (2000)
- La teologia di s. Teresa di Lisieux Dottore della
Chiesa - Antonio M. Sicari (1997)
ISBN 88-16-30328-X
- Lisieux au temps de Thérèse - Jean-François
Six (1997)
ISBN 2-220-03999-4
- Teresa di Lisieux e l'aldilà Blaise Arminjon
(1996)
- Teresa di Lisieux - Una vita d'amore Jean
Chalon (1996)
- La piccola principessa di Dio - Catherine
Rihoit (1992)
- La 'Scienza d'amore' in Santa Teresa del Bambin
Gesù Alexis Riaud (1989)
- Thérèse Martin: un romanzo - Laura Kreyder
(1988)
- La prima estasi Elisabetta Rasy (1985)
- Santa Teresa di Lisieux - Ida Magli (1984)
- Vita di Teresa di Lisieux: la donna, la famiglia,
l'ambiente - Jean François Six (1979)
- Teresa di Lisieux - La verità è più bella
G.Gennari (1974)
- Teresa di Lisieux: la sua vita al carmelo
Abbè Jean François Six (1973)
- Iniziazione alla vera Teresa di Lisieux
René Laurentin (1972)
- Suor Genoveffa del Volto Santo. Sorella, compagna
e discepola di Santa Teresa del Bambin Gesù - Piat,
Stéphane-Joseph (1961)
- Two portraits of St therese of Lisieux
Etienne Robot (1955) (1957)
- Il genio di Teresa di Lisieux Jean Guitton
(1954) --->(Recensione)
- Storia di una famiglia Piat S. (1948)
- Thérèse, la sposa dell'agnello - Jean Sleiman
- Teresa di Lisieux. L'intelligenza dell'amore
- Isabelle Pretre (1997) --->(Recensione)
- Thérèse de Lisieux e il racconto della 'Vita di
bambina' di Anna Scattigno [sta in "Santi, culti,
simboli nell'età della secolarizzazione (1815 -1915)" a
cura di Emma Fattorini]
- Studi biografici specifici
- Teresa di Lisieux italiana: la visita al Duomo di
Milano - Natal Mario Lugaro (1986)
- Maurice e Thérèse - Storia di un amore -
Patrick Ahern (1998)
- Charles Arminjon, ce pretre qui inspira Thérèse
de Lisieux G. Arminjon (1972)
- Le Chéri magnifique - Histoire d’un crime di
Viviane Janouin-Benanti (2001)
- Maurice Barthèòemy Bellière - Il primo "fratello"
di Thérèse di Cécile Pergeaux (2003)
- Maria della Trinità - L'amica di Thérèse di
Cécile Pergeaux
Studi
psicoanalitici
- L'orfanella della Bérésina, Thérèse de Lisieux
(1873-1897) : saggio di psicoanalisi socio-storica -
Jacques Maître (1995)
- Une Sainte et ses soeurs au début de la IIIe
République. Thérèse de Lisieux, petite dernière dans la 'sororie'
des Martin - Jacques Maître (2000)
- Santa Teresina. Nevrosi o santità? - Giuseppe
Massone (2002)
- La vera infanzia di Teresa di Lisieux. Nevrosi e
santità Abbè Jean François Six (1972)
- Una malattia nervosa nell'infanzia di Santa Teresa di
Lisieux Louis Gayral (1959)
- Thérèse et l'illusion - di Bellet Maurice (1998)
--->(Recensione)
- La souffrance sans jouissance ou le martyre de l'amour
-
Denis Vasse (1998)
- Letture psicoanalitiche dell'esperienza spirituale di
Santa Teresa di Lisieux, Luca Ezio Bolis, 2003
- L'incidence de la vérité chez Thérèse de Lisieux - L'épreuve
spirituelle du savoir et son enseignement pour la
psychanalyse,
Louis-Georges Papon (2006, 256 pagine)
Studi specifici sulla tentazione ateo-materialista in Thérèse
Martin
- Nel dramma della incredulità con Teresa di Lisieux
- C.M.Martini-Guy Gaucher-Clément Olivier (1997)
- Luci della notte: gli ultimi 18 mesi di Teresa di
Lisieux Abbè Jean François Six (1995)
- La prova della fede: la lotta di Teresa di Lisieux
Renault Emmanuel (1975)
- Thérèse de Lisieux: l'expérience de la nuit (M.
Bellet), par Dominique SALIN (Recherches de Science
Religieuse anno 1997 n°87)
- La passione di Teresa di Lisieux di Guy Gaucher
(1993)
Studi sui
testi
- Claude Langlois, Il poema di settembre - Una lettura
del manoscritto B, 2002
Studi
comparati
- De ce côté du ciel: Thérèse de Lisieux et Arthur
Rimbaud - Pascal Ruffenach (2006)
- Giovanna e Teresa Régine Pernoud, Geneviève
Bailac, Guy Gaucher (1984)
- Teresa di Lisieux e la bibbia P. Roberto Moretti
(1973)
- Lingua e verità in Emily Dickinson, Teresa di
Lisieux, Ivy Compton-Burnett -
Luisa Muraro e gli studenti del corso dell'Università di
Verona.(1995).
- Destins de femmes, desir d'absolu: essai sur Madame
Bovary et Therese de Lisieux - Micheline Hermine,
prefazione di Michelle Perrot (1997)
Nietzsche e Thérèse de Lisieux
- Friedrich Nietzsche e la piccola Teresa Bruno
Avrain (1988)
- Nietzsche, Thérèse de Lisieux Noelle Hausman
(1984)
ISBN 2-7010-1076-4
- Teresa, Nietzsche e l'ateismo moderno. La paternità
di Dio Noelle Hausman
Il dibattito sull'intera vicenda legata alla figura di Teresa di
Lisieux: 1898-2007
- Thérèse de Lisieux: enquete sur un siecle de saintete
(1897/1997) di Bernard Gouley, Rémi Mauger e Isabelle
Chevalier. Tradotto in italiano in Teresa di Lisieux - La
grande saga di una piccola suora (1997)
- Thérèse de Lisieux, cent ans plus tard: son actualité,
son influence: actes du Colloque de Montréal sur Thérèse de
Lisieux." (1998, 223 pagine)
ISBN 2-89007-873-6
- Thérèse de Lisieux Dialogo tra
René Laurentin e Jean-François Six. (1973)
Articoli
- Letture psicoanalitiche dell'esperienza spirituale di
Santa teresa di lisieux - Bolis Ezio ("Teologia" n°28
(2003) 3,369-382)
- Centenario teresiano: alcuni orientamenti della
bibliografia più recente - Bolis Ezio ("Teologia" n°22
(1997) 163-194)
- Sainte Thérèse trahie par sa soeur - Michel Cool
("L'express" n°2373,26 dicembre 1996,Pag.22-23)
- La Thérèse de Maître - Claude Langlois ("Archives
de Sciences Sociales de Religions" n°96 - ottobre-dicembre
1996,Pag.41-50)
- Ideologie religieuse, conversion religieuse et
symbiose mère-enfant. Le cas de Thérèse Martin (1873-1897)
di Jacques Maitre (Archives de sciences sociales des
religions - n° 51.1, anno 1981, pag. 65-99)
- Recherches psychanalytiques sur un cas de sainteté
canonisée. Thérèse Martin (1873-1897) di Jacques Maitre
(Archives de sciences sociales des religions - n° 41, anno
1976, pag. 109-136)
- Psychanalyse et sociologie religieuse. Reflexions
autour de quelques ouvrages récents. di Jacques Maitre (Archives
de sciences sociales des religions - n° 33, anno 1972,
pag.111-134)
- Un'amicizia celeste, santa Teresa del Bambino Gesù e
il beato Teofano Vénard P. Destombes, in "Il carmelo"
1961,I
- Die Geschichte der Phantasie einer Heiligen di
Iseult F. Grant Duff ("Imago" n°16, anno 1930, pag.486-501)
- A psychoanalytical study of a phantasy of Ste Thérèse
de l'Enfant Jésus di Ernest Jones (British Journal of
Medical Psychology - anno 1925)
Riviste interamente dedicate a studi Teresiani
- Vie thérésienne, supplemento trimestrale della
rivista mensile Thérèse de Lisieux, originariamente
intitolata Les Annales. Ogni fascicolo raccoglie
studi e documenti relativi alla mistica. La rivista è stata
fondata nel
1961 e viene editata dal Pèlerinage de Lisieux con sede
nella stessa Lisieux. In Italia i padri Carmelitani Scalzi
pubblicano a Verona la rivista mensile "Santa Teresa del
Bambino Gesù e la sua pioggia di rose". Ogni fascicolo
raccoglie studi e notizie relativi a santa Teresa, la sua
Basilica di Verona
Basilica di santa Teresa e sulla spiritualità
carmelitana.
Elenchi
Bibliografici
- Ercoli R. Bibliografia di Santa Teresa del Bambin
Gesù (1947) - [Consta di ben 70 pagine ma è proprio a
partire dal 1947 che cominciavano appena i lavori seri.]
- Conrad de Meester Bibliografia di Santa Teresa di
Lisieux (1969) - [Questo è il miglior elenco tra tutti
quelli pubblicati ad oggi, tuttavia dopo questa data sono
apparse opere capitali]
- Archivum Bibliographicum Carmelitanum [ L'elenco
bibliografico presente in questo archivio gestito
dall'Ordine Religioso dei Carmelitani viene costantemente
aggiornato]
- Bibliografía española sobre Santa Teresa de Lisieux
(1900-1995) di Francisco Vega Santovena (1997)
Altri testi inerenti all'argomento
- L'orfanella di Mosca (Romanzo - 1874)
- Lettere di Zelie Guerin (200 lettere 1860-1875)
Lavori su supporti multimediali
- Io sarò l'amore CD-ROM - Autore: Don Carlo
Sacchetti (Multimedia San Paolo Edizioni: Contiene un
filmato di 30 minuti, 200 foto e tutti gli scritti di Teresa
di Lisieux
Lavori teatrali su Thérèse Martin
- Il volto velato - di Maricla Boggio (2000)
- La Santa - di Antonio Moresco (2000)
- Emily e Thérèse - di Antonia Spaliviero (1991)
- Il teatro di Teresa di Lisieux - di Maricla
Boggio (1999)
- Santità - di Luigi Gozzi (1992)
Lavori cinematografici su Thérèse Martin
Al momento attuale la filmografia dedicata alla figura di
Teresa di Lisieux annovera le seguenti opere:
-
Beatification de la Bienheureuse soeur Thérèse de l'Enfant-Jésus,
documentario su Thérèse Martin commissionato dal Carmelo di
Lisieux, regia di
Michel Coissac (1923)
-
La rose efeuillée, regia di
George Pallu (1926)
-
La vie miraculeuse de Thérèse Martin, regia di
Julien Duvivier (1929)
-
Thérèse Martin, regia di
Maurice de Canonge (1939)
-
Procès au Vatican, regia di
André Haguet (1951)
-
Le Vrai visage de Thérèse de Lisieux di
Philippe Agostini (1964)
-
Il processo di Santa Teresa del Bambin Gesù, regia
di
Vittorio Cottafavi (1967)
-
Thérèse, regia di
Alain Cavalier, (1986),
premiato con il "Prix du Jury" al
festival cinematografico di Cannes.
-
Vous m'appellerez petite Thérèse, regia di
Anne Foumier (1998)
-
Thérèse - The Story of Saint Thérèse, regia di
Leonardo Defilippis (2003)
Galleria
fotografica
[modifica]
Thérèse Martin a 13 anni (Febbraio 1886)
|
Teresa di Lisieux seconda da sinistra durante il
suo turno di lavoro alla lavanderia del carmelo
(1894)
|
Teresa di Lisieux nel ruolo di Giovanna D'Arco
(1895)
|
Adolphe Roulland uno dei due fratelli spirituali
e corrispondenti di Teresa di Lisieux
|
Foto del 1894 che la ritrae attrice durante una
rappresentazione al "Teatro del Carmelo" nei
panni di Giovanna d'Arco
|